Migranti a Venezia

Le disposizioni sull’insicurezza dei migranti

Posted in rassegna media by larafontani on 4 giugno 2009

immagine di blvesboy da Flickr (cc)

Dove eravamo rimasti? Facciamo un riepilogo: il disegno di legge recante le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica“, presentato congiuntamente dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha trovato (immediata) approvazione al Senato il 5 Febbraio 2009 (vedi nostro post sull’argomento). Il 14 Maggio scorso, il governo imponeva la fiducia ai 3 maxi-emendamenti sul provvedimento alla Camera, il disegno di legge viene approvato ma modificato (vedi nostro post), e passa di nuovo al vaglio del Senato dove attualmente è in esame in commissione dal 26 Maggio.

Quali sono ora le novità? Cosa introducono gli emendamenti presentati dal Governo, da inserire anche la questione di fiducia? Cosa sembra essere così fondamentale per la sicurezza dei cittadini italiani?

Sono emendamenti che naturalmente rigurdano la condizione e lo status giuridico degli immigrati, e particolarmente di quelli senza permesso di soggiorno in Italia. Sono norme che inaspriscono e irrigidiscono la condizione, già precaria, degli immigrati che vedono legata a un contratto di lavoro la concessione a rimanere in Italia, norme che vanno anche contro il buon senso del vivere comune.

Vediamole nel dettaglio: (per una trattazione approfondita guardate il sito di Asgi e di Progetto Melting Pot Europa)

  • Rientrano a pieno titolo le ronde, o meglio, le associazioni di cittadini che collaboreranno nella segnalazione agli organi di polizia locale che fanno emergere la possibilità che queste in realtà arrechino danni alla sicurezza urbana o producano situazioni di disagio sociale (vedi nostro post).
  • Il periodo di detenzione nei Centri di identificazione ed espulsione potrà essere prorogato di 180 giorni, in linea con la direttiva Ce sui rimpatri.
  • L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire dopo due anni dalla sua celebrazione unitamente alla permanenza in Italia o dopo tre anni se i coniugi risiedono all’estero (i tempi sono dimezzati in presenza di figli). L’acquisto della cittadinanza prevede il pagamento di un contributo di 200€, che per metà andrà versato in favore di progetti di cooperazione in materia di immigrazione, per l’altra metà come copertura delle spese del Ministero dell’Interno per le istruttorie relative ai procedimenti in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza.
  • Anche il rilascio e il rinnovo del permesso è soggetto a il pagamento di un contributo che può andare dagli 80€ ai 200€. Ricordiamo che poi è previsto un accordo di integrazione da allegare al permesso di soggiorno, che un apposito regolamento ministeriale ne dovrà indicare i contenuti.
  • All’atto di iscrizione o di variazione anagrafica, il Comune potrà avviare una verifica delle condizioni igienico sanitarie dell’immobile di residenza.
  • Per quanto riguarda il ricongiungiemento familiare, viene richiesto oltre al certificato di idoneità alloggiativa anche quello delle condizioni igenico sanitarie, entrambi rilasciati da uffici comunali competenti. Inoltre non sarà più possibile chiedere il visto d’ingresso per ricongiungimento se il nulla osta non verrà rilasciato entro 180 giorni dal perfezionamento della pratica. In sostanza la sicurezza all’unità familiare non verrà tutelata.
  • La norma che prevede la possibilità per il personale medico sanitario di denunciare pazienti senza permesso di soggiorno (presente nel testo approvato al Senato) e che ha trovato una forte e unita opposizione nel Paese (vedi nostro post sull’argomento), è stata stralciata, rimane quindi salvo l’art. 35 del Testo Unico sull’Immigrazione che disciplina il divieto di segnalazione per i medici. Però, nel nuovo testo approvato alla Camera si introduce  la necessità di esibire il titolo di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, e per l’accesso ai servizi. Norma che renderebbe rischioso per un migrante sprovvisto di permesso di soggiorno la registrazione della nascita e il riconoscimento del figlio naturale. Questa norma andrebbe così a contrastare l’applicazione della Convenzione Onu dei diritti del fanciullo, che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno. Verrebbe meno la sicurezza di veder rispettata e accertata l’identità del bambino.
  • La norma sopra citata va letta congiuntamente con l’introduzione nel codice di procedura penale del reato in ingresso e soggiorno illegale nel paese, che viene punito con il pagamento di un’ammenda che va dai 5.000 ai 10.000€ e con l’espulsione, il cui nulla osta non è richiesto dall’autorità giudiziaria competenete all’accertamento del reato (giudice di pace), ma è compiuta direttamente dal questore. Ora, se un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, nello svolgimento delle sue funzioni, si trova di fronte un cittadino immigrato sprovvisto di permesso di soggiorno, sarà suo dovere denunciare tale condizione perchè reato. Nonostante l’obbligo di presentare il permesso di soggorno sia derogato nel caso di accesso a prestazioni sanitarie urgenti e alle prestazioni obbligatorie scolastiche, viene comunque da chiedersi se ad esempio il diritto alla cura e il diritto all’istruzione rimangano inviolati. E cosa dire di quella zona grigia, che sono i servizi sociali e le prestazioni di assistenza sociale? Che tipo di sicurezza sociale viene così garantita? Nonostante questo non sia ancora legge, già sortisce degli effetti negativi: è del 19 maggio scorso la notizia di un allontanamento da un’udienza del Tribunale di Milano, di un testimone immigrato, in quanto privo del permesso di soggiorno (vedi articolo sul sito di meltingpot.org). A rischio saranno proprio tutti quei processi o istanze di lavoro nero, che vedeno coinvolti immigrati ovviamente senza permesso di soggiorno che per certificare il loro rapporto di lavoro non possono che avvalersi della testimonianza di colleghi, che sono ugualmente senza contratto.

Se da un lato, si esalta questo provvedimento per la sicurezza dei cittadini, e la lotta all’immigrazione senza documenti, dall’altro non si lascia la possibilità a chi è senza permesso di soggiorno di regolarizzarsi. E così anche la sicurezza dell’emersione dall’invisibilità, (se c’è mai stata) diventa impossibile da raggiungere.

Grazie a blvesboy per l'immagine!
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Un orrore che passerà alla storia

Posted in rassegna media by larafontani on 12 maggio 2009

foto di exper da Flickr (cc)

Sono arrivati. In anticipo rispetto alla data ufficiale del 15 maggio hanno sortito immediatamente gli “effetti” sperati. Si tratta dei pattugliamenti congiunti italo-libici nelle acque internazionali, accordati nel Trattato firmato da Italia e Libia nello scorso febbraio (leggi nostro post sull’argomento). Gli effetti, desiderati dal Governo Italiano, sono il blocco degli arrivi nella terraferma italiana degli immigrati. Fermarli in acque internazionali significa poterli rispedire subito da dove sono venuti. Ovvero? In Libia che, firmataria dell’accordo, accetta il rimpatrio di centinaia di migranti. Molti dei quali, una volta ritornati, saranno trattenuti nei centri di detenzione per mesi forse anche anni, senza che possano essere monitorate le condizioni di vita, mentre altri saranno nuovamente rimpatriati verso i paesi di origine.

“Meglio tardi che mai”, è il titolo di un post sul blog del film documentario “Come un un uomo sulla terra” (guarda il blog), che commenta l’improvviso interesse che i media hanno dimostrato sull’argomento. Sono invece molti i mesi in cui, le diverse organizzazioni non governative come Amnesty International, Human  Rights Watch, Medici Senza Frontiere, Save The Children, denunciano le violenze, le torture, le discriminazioni, le ingiustizie che i migranti africani subiscono da parte della polizia libica, e non solo. E nel frattempo il film documentario “Come un uomo sulla terra” ha continuato a girare per tutta l’Italia e anche per l’Europa, rendendo noto cosa accade a quei migranti che arrivano alle coste italiane.

E’ l’ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati…Dopo aver capito di essere stati riporatati in Libia, ci urlavano: “Fratelli aiutateci”. Ma non potevamo fare niente, gli ordini erano quelli di riaccompagnarli in Libia e lo abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno.

questa è una parte della dichiarazione rilasciata da uno degli esecutori del respingimento del 6 maggio, che ha riportato la Repubblica in un articolo.

Questo è il nodo: la scelta di tenere verso gli immigrati in arrivo una posizione più o meno dura, compassionevole o cattiva, come ha teorizzato tempo fa Maroni, spetta a chi governa. Ed è giusto che sia così. La decisione di “fare di ogni erba un fascio”, rifiutare ogni distinzione e re­spingere chi arriva senza neppure concedergli, per dirla coi vescovi, almeno la possibilità di di­mostrare che ha diritto all’asilo, è però un’altra faccenda. Che non solo rinnega una storia piena di esuli politici (da Dante a Mazzini, da Garibaldi ai fratelli Rosselli a don Luigi Sturzo) ma, secon­do Laura Boldrini e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, fa a pezzi le regole vigenti poiché “tutti gli obblighi internazionali” e anche la legge italiana “vietano tassativamente il respingimento di rifugiati o richiedenti asilo.

questo è l’intervento di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera (vedi l’articolo).

Fortress Europe (guarda il blog) ci ricorda che già in passato l’Italia è stata richiamata e condannata dal Parlamento Europeo con la risoluzione su Lampedusa, rispetto alle deportazioni colletive in Libia di 1.500 migranti tra l’ottobre 2004 e il marzo 2005, in quanto “le espulsioni collettive di migranti dall’Italia alla Libia costituiscono una violazione del principio di non refoulement. Le autorità italiane non hanno rispettato i loro obblighi internazionali”, in più la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato, non ha quindi un sistema di asilo e quindi non è un paese terzo sicuro.

Dal Ministro dell’Interno Maroni (vedi articolo sul sito del Ministero), invece, è arrivato subito un plauso per l’operazione definita di portata e di importanza storica, e una svolta nel contrasto all’immigrazione clandestina. Questa è stata una delle motivazioni del trattato italo-libico: accordarsi con la Libia per “cooperare” nella riduzione dell’immigrazione. L’Italia in questo modo si rende soltanto partecipe e corresponsabile di orribili violazioni dei diritti umani, come il diritto d’asilo, queste sì, di portata storica. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (vedi articolo sul sito dell’unhcr):

Questo incidente mostra un radicale mutamento nelle politiche migratorie del governo italiano e rappresenta fonte di grave preoccupazione. L’UNHCR esprime profondo rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato lo svolgersi di questo episodio.

Sebbene non siano disponibili informazioni sulle nazionalità di origine dei migranti, si ritiene probabile che fra le persone respinte ci siano individui bisognosi di protezione internazionale. Nel 2008 circa il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale (leggi il comunicato dell’Acnur).

E’ intervenuto di nuovo  anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg (vedi articolo su la repubblica), che già aveva ammonito l’Italia per il trattamento dei migranti nei centri di identificazione ed espulsioni e per la situazione quotidiana di razzismo istiuzionale (vedi nostro post sull’argomento), in questa circostanza definisce la politica dei respingimenti

Un’iniziativa molto triste, che mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo […] evidentemente il governo italiano sta scegliendo la strada già intrapresa e scelta dall’Unione Europea.

Bisogna ricordare infatti che la Comunità Europea si è dotata di un’agenzia per la gestione della cooperazione operativa alle  frontiere esterne, FRONTEX. Il budget di Frontex (vedi pagina del sito) per il 2009 è di 83.250.000 €,  la Comuntà Europea partecipa per 80.000.000 €, mentre 45.150.000 € sono spesi per le “Operazioni di controllo dei confini marittimi, terrestri e aerei”. Sempre e solo controllo.

A questo punto ci chiediamo: possono le politiche di controllo dei confini passare sopra ai diritti umani, in questo caso dei migranti? La risposta è: non c’è nessuna ragione di stato, nessun ordine imperativo di sicurezza nazionale che può svincolare i paesi dall’osservanza degli obblighi internazionali.

Grazie a exper per la foto.

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Immigrati e domanda di città

Posted in eventi e incontri, venezia by enricabordignon on 18 marzo 2009

"banksy in new orleans" di artbymags da Flickr (cc)

Cattedra UnescoInclusione sociale e spaziale degli immigrati: politiche e pratiche urbane – organizza in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia – Dipartimento di Pianificazione, un convegno intitolato:  “Immigrati e domanda di città”.

Il programma, davvero denso, si articolerà nella giornata di domani giovedì 19 marzo e di venerdì 20 marzo. Gli interventi a cura di numerosi esperti internazionali (vi invitiamo a leggere il volantino) ruoteranno attorno a questi temi: l’accesso alla casa, l’accesso ai servizi (in particolare segnaliamo l’intervento di Gianfranco Bonesso, direttore del Servizio Immigrazione del Comune di Venezia, dal titolo “Migranti in città: l’accesso ai diritti/doveri di cittadinanza e ai servizi per tutti i cittadini“), l’accesso alla sicurezza e l’accesso allo spazio pubblico. A seguire tavola rotonda e dibattito con gli esperti.

La sede del convegno è: Palazzo Badoer, San Polo 2468, Venezia. Gli orari: giovedì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.00, venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 16.00.

Grazie a artbymags per la foto e ovviamente grazie a banksy!

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I mostri

Posted in rassegna media by larafontani on 17 marzo 2009

Nicoletta Braschi e Roberto Benigni ne "Il mostro"

Gazeta Romaneasca è un settimanale di informazione dedicato alle comunità rumene in Italia. Nato nel 2001 con una tiratura di 5.000 copie, ha raggiunto le 60.000 copie mensili grazie al grande successo di pubblico, in continuo aumento. Il settimanale, edito dal gruppo Stranieri in Italia e diretto da Sorin Cehan, non propone soltanto articoli di aggiornamento sulla normativa dell’immigrazione e sulle proposte in materia discusse in  Parlamento; ma punta in particolar modo sul mantenimento di un filo diretto con i lettori, fornendo tra l’altro consulenze sulle problematiche che riguardano la loro quotidianità.

Lo scorso sabato 7 marzo il direttore Sorin Cehan ha scritto un articolo di prima pagina molto provocatorio, tutto incentrato sui cosiddetti “mostri italiani”. L’intento era quello di far capire ai lettori — riportiamo le sue parole, da un articolo del sito di Stranieri in Italia — “il meccanismo perverso usato da alcuni giornali italiani che genera poi la rivolta dei cittadini contro un intero popolo”.

L’impresa non è stata semplice — e non perché non succedano fatti di cronaca nera che abbiano come agenti diretti persone di nazionalità italiana; ma perché nei media del nostro Paese questi fatti vengono spesso tralasciati o, comunque, non hanno lo stesso risalto che possono trovare, invece, analoghi episodi i cui responsabili siano stranieri. Continua Cehan nello stesso articolo: “Abbiamo avuto difficoltà a trovare i nomi degli accusati e le loro fotografie, perché la stampa italiana non ha dato loro importanza. La maggior parte dei giornali non dà i nomi degli arrestati italiani, al massimo le iniziali, e le fotografie sono una rarità. Una pratica corretta, visto la presunzione d’innocenza della quale gode chiunque, in uno stato democratico e moderno, per quanto odioso possa essere il fatto di cui è accusato”.

L’iniziativa di Gazeta Romaneasca è stato un tentativo — certo provocatorio — di illuminare i meccanismi dell’informazione, come alcuni aspetti della realtà di oggi e, più ancora, quelli che sono i pensieri ricorrenti delle persone; un contributo sincero per evitare di scivolare nel baratro della xenofobia e del razzismo vero e proprio.

In questo ultimo periodo alcuni personaggi pubblici di origine rumena sono stati invitati a partecipare ad trasmissioni di approfondimento del palinsesto televisivo nazionale (come già abbiamo segnalato nel nostro blog); in questo occasioni, essi hanno sempre evidenziato come i media mainstream molto spesso facciano “più del male che del bene” all’informazione (ad un’informazione chiara ed equilibrata, che aiuti a comprendere e a prendere posizione in modo responsabile sulle questioni pubbliche), perché si focalizzano oltre misura sulla nazionalità di chi commette determinati tipi di reati.

Secondo il Presidente della Camera Gianfranco Fini (come riportato dal Corriere) intervenuto alla manifestazione organizzata al Teatro Brancaccio di Roma in occasione della Festa della donna, “è giusto titolare “donna stuprata da romeno”, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”. A ben vedere, la connotazione etnica non dovrebbe essere mai palesata, perché la responsabilità civile, penale ed etica di un comportamento ricade esclusivamente sulla persona che l’ha commesso, e non sull’intero gruppo di appartenenza.

Ad ottobre del 2008 era partita la campagna promossa dall’Ambasciata rumena in Italia e dal governo di Bucarest intitolata “Romania, piacere di conoscerti” e descritta dallo slogan: “Per capire un popolo, devi conoscere la sua gente”. L’iniziativa aveva prodotto un documentario ed uno spot televisivo (raccolti poi, assieme ad altri materiali, nel sito internet), allo scopo di mettere in risalto il reale inserimento della popolazione rumena in Italia. Ahi noi, pare che lo sforzo a nulla sia servito, visto che buona parte dei media, così come alcuni politici e figure istituzionali — quindi, la stessa voce dello Stato –, continuano a proporre un’immagine stereotipata negativamente della comunità rumena, contribuendo a quello che può essere definito un “linciaggio” mediatico e pubblico sulla base della provenienza geografica. (come lamenta e rivendica l’associazione Amici Romania nel suo blog).

Immagine: Nicoletta Braschi e Roberto Benigni nella locandina del film Il mostro
di R. Benigni (Italia, Francia 1994).
Video: una scena dello stesso film.

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Il virus del razzismo

Posted in eventi e incontri by Sarah on 9 marzo 2009

Solo dopo le votazioni della Camera sapremo se verrà approvato o meno l’ormai noto “pacchetto sicurezza”, il Ddl 733.

Fra i vari emendamenti ce n’è uno che ha scatenato numerose polemiche: è quello che prevede la soppressione dell’art. 35 del Testo Unico sull’immigrazione, che dispone il divieto di segnalazione dei migranti irregolari da parte del personale medico ed ospedaliero.

L’intera categoria medica e gran parte dei cittadini si stanno mobilitando affinché questo decreto non venga approvato anche alla Camera. Molte sono le iniziative per sensibilizzare la popolazione al riguardo; fra queste, vi segnaliamo:

DIRITTO ALLA SALUTE — IL VIRUS DEL RAZZISMO
Padova, mercoledì 11 marzo 2009, ore 21.00

presso la sede dell’Ass.ne Razzismo Stop
in via Gradenigo 8, quartiere Portello

L’incontro è promosso da RIGHTS NOW – DIRITTI ORA, sportello di consulenza per migranti con sede a Padova.

Interverranno come ospiti:

  • l’Avv. Marco Paggi — Progetto Melting Pot Europa
  • il Dott. Carlo Belloni — Medici Senza Frontiere, Italia
  • l’Avv. Mila Misciadri — Emergency, Padova
  • Sara Ferrari — Caritas Diocesana, Padova
Thanks to oceanoaloha for the picture!

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Controcorrente

Posted in rassegna media by larafontani on 6 marzo 2009

"A pelo d'acqua" di Frida_Clio su Flickr (cc)

In queste ultime settimane, nei media italiani si è fatto un gran parlare di sicurezza o, il più delle volte, di mancanza di sicurezza a causa della delinquenza immigrata, in particolar modo rumena. Ci pare giusto, allora, riportare alcuni esempi di informazione “controcorrente”, che si sforza di trattare il tema nella sua complessità ed eterogeneità, senza cadere in facili luoghi comuni o sostenere tesi acriticamente assunte.

Rispetto alla presunta (alta) incidenza della popolazione rumena sulla criminalità complessiva del paese, vi invitiamo a guardare la puntata di Otto e mezzo (condotto da Lilli Gruber su La7) dello scorso 24 febbraio, nella quale è intervenuto il prof. Marzio Barbagli, che si occupa da tempo di criminalità immigrata. Questi ha fatto osservare che, se oggi il problema e l’emergenza sono rappresentati dai rumeni, ieri lo erano dagli albanesi e ancora prima dai marocchini; in altre parole, non esiste qualcosa come una maggiore (e connaturata) “tendenza alla devianza” presso una nazionalità di immigrati piuttosto che un’altra. I numeri parlano chiaro, se correttamente contestualizzati ed interpretati: la comunità rumena è attualmente la più numerosa in Italia, seguita da quella albanese e quella marocchina. Inoltre, i dati (seppur significativi) sulla partecipazione di cittadini rumeni in reati come furti, violenze sessuali, rapine e omicidi sono in relazione alla popolazione straniera che delinque, non alla sua totalità.
In studio Laura Vasii, responsabile del patronato INPAL, ha tenuto a sottolineare come i media montino spesso dei casi cavalcando la paura delle persone, quando non la alimentano insieme a talune dichiarazioni di politici — come  quella recente del senatore Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord), che ha visto una immediata e severa risposta da parte del Pir (Partito dei romeni in Italia). Criminalizzare un’intera comunità porta con sé gravissime conseguenze, che ricadono prima di tutto sui cittadini “onesti e integrati”, i quali possono arrivare a perdere il lavoro, o avere difficoltà nel trovarlo, fino ad essere vittime di veri e propri atti di violenza razzista.

Di razzismo — e di leggi razziali — si è parlato nella puntata de L’Infedele (condotto da Gad Lerner, sempre su La7) di martedì 17 febbraio, dal titolo molto evocativo “Il passaporto dello stupratore”. Le giornaliste rumene Claudia Stanila e Laura Goldan, presenti in studio, hanno osservato che il clima che si è venuto a creare nel nostro paese è altamente discriminatorio e persecutorio nei confronti della comunità tutta dei rumeni in Italia. Osservazione condivisa dal vicedirettore di Famiglia Cristiana Alberto Bobbio, secondo il quale l’Italia starebbe progressivamente scivolando nel baratro della xenofobia e del razzismo, con provvedimenti che richiamano sinistramente le leggi razziali del 1938.

L’argomento è ripreso da Gad Lerner nel suo articolo pubblicato da Repubblica lunedì 23 febbraio, “A piccoli passi verso l’inciviltà”, dove si legge:

Il decreto governativo (…) propone agli italiani di militarizzarsi nell’ambito di un “Piano straordinario di controllo del territorio” fondato sul concetto di “sicurezza partecipata”. I benpensanti minimizzeranno, come già hanno fatto con le “classi ponte” per i bambini stranieri, i cancelli ai campi rom, l’incoraggiamento a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari. Cosa volete che sia? Norme analoghe sono in vigore altrove, si obietta. Mica vorremo passare per amici degli stupratori? Così, un passo dopo l’altro, in marcia dietro allo stendardo popolare della castrazione chimica, cresce l’assuefazione all’inciviltà.

Grazie a Frida_Clio per la foto!

Perché le ronde non convincono

Posted in notizie, rassegna media, venezia by larafontani on 3 marzo 2009

"urbanistica" foto di poluz da Flickr (cc)

Dall’approvazione del cosiddetto decreto anti stupri si discute molto sulla necessità e l’organizzazione delle ronde, che, già presenti nel pacchetto sicurezza approvato al Senato, sono state adesso formalizzate e istituzionalizzate.

Tra le critiche sollevate c’è anche quella del Questore Morselli di Venezia, fatti in occasione della presentazione dei dati relativi all’andamento della criminalità nella provincia nel 2008. Il rapporto riportato da “La Nuova Venezia” e dal “Gazzettino di Venezia” (vedi articolo) parla chiaro: reati in netto calo rispetto all’anno precedente, sia furti, rapine che omicidi. Lo dice personalmente il Questore che intervistato per “La Nuova Venezia” (vedi articolo) mette in guardia sull’opportunità delle ronde nel territorio: “non serve essere organizzati per collaborare con noi. Collaborazione sì, ma niente giustizieri della notte”. Morselli è sì soddisfatto, ma non rinuncia a esporre i reali problemi “noi, localmente, non abbiamo autonomia nel gestire il denaro a disposizione. Possiamo avere fondi per sostituire tende, che non serve sostituire, ma nemmeno un cent per la manutenzione delle auto. La legge ci impedisce di usare i soldi delle tende in maniera diversa”.

Dello stesso avviso sono proprio i sindacati di polizia, riportato nell’articolo “Ronde, poliziotti in rivolta: è la resa dello Stato” del “Corriere del Veneto” del 21 Febbraio (non disponibile on line), “l’unica soluzione percorribile – al problema sicurezza – è mettere le forze dell’ordine nelle condizioni di operare al meglio con finanziamenti adeguati, e il potenziamento di uomini e mezzi”, dichiarazione rilasciata da Bruno Zoppè, segretario regionale del Siap. Secondo Paolo Carlotto, segretario regionale del Silp: “è lo Stato che deve garantire la sicurezza, non si possono mandare i cittadini allo sbaraglio.”  Dalle colonne del “Gazzettino di Venezia” del 22 febbraio (vedi articolo),  interviene anche il segretario veneziano del Siulp, Diego Brentani: “ben venga il volontariato, ma non si capisce che tutti poi faranno riferimento alle forze dell’ordine: aumenteranno le chiamate, ma se le pattuglie resteranno le stesse di oggi, senza automobili e imbarcazioni, non cambierà nulla“.

Nonostante le perplessità e dubbi espressi, continua l’ “arruolamento” dei volontari per la sicurezza nel Veneto, dove in realtà già esiste ed è operativa da tempo l’associazione della Lega “Veneto sicuro”, già attivo a Jesolo, Eraclea, Caorle, Meolo, San Donà, Portogruaro, e anche a Venezia si sono attivati con le prime iscrizioni, come si legge da “Il Venezia- Il Mestre” del 21 Febbraio.

Dal “Gazzettino di Venezia” del 28 Febbraio (vedi articolo) il gruppo ha pattugliato il parcheggio di via Colombo a Mestre perché sostengono i leghisti “abbiamo ricevuto centinaia segnalazioni che riguardano tutte le aree di Mestre con persone che stanziano nei parcheggi cittadini, chiedono 50 cent o 1 euro, e guadagnano bene, sennò farebbero altro. Se non paghi il rischio è di trovarti la macchina segnata al ritorno”.

A chi (vedi articolo del “Gazzettino di Venezia”) sostiene che i volontari non dovrebbero essere soltanto dei semplici cittadini “armati” di  buona volontà, come indicato da alcuni prefetti, ma persone esperte per stare sulla strada, persone formate, giunge la risposta (vedi articolo su “La Nuova Venezia”) pronta del ministro Maroni e del governatore Galan che al loro incontro fanno sapere che la formazione dei rondisti non può gravare né sul ministro, né sull’amministrazione regionale.

Bene, siamo punto e a capo.

Grazie a poluz per la foto!

Ddl 733

Posted in notizie by Daniela on 20 febbraio 2009

Il 5 febbraio scorso è stato approvato al Senato il Pacchetto Sicurezza che, tra le altre, prevede una serie di norme restrittive con l’obbiettivo di contenere l’irregolarità e l’illegalità degli stranieri presenti sul territorio italiano.

I punti che più hanno fatto discutere negli ultimi giorni sono senza ombra di dubbio due:

  • la soppressione dell’obbligo da parte dei medici di non denunciare i pazienti clandestini, con il conseguente rischio che, per paura della denuncia, molti di questi ultimi non ricorrano a visite e cure per qualsiasi tipo di malattia possano avere;
  • il versamento di un “contributo” per tutte le pratiche relative al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno che varierà tra gli 80 e i 200 euro, che si aggiunge a quello che  gli immigrati devono già versare: 14,62 euro per la marca da bollo, 30 per la raccomandata e 27,50 per la tassa.

Il decreto prevede altre novità non trascurabili:

  • la nascita del registro dei senza fissa dimora: il Ministero dell’Interno istituirà un registro nel quale verranno schedati i clochard;
  • il permesso di soggiorno a punti: proposto dalla Lega Nord, verrà istituito un “accordo di integrazione” a punti volto a disincentivare determinati tipi di comportamento;
  • le ronde padane:  questa proposta della Lega, ancora in discussione, prevede l’ istituzione di associazioni volontarie di privati cittadini che andranno a supportare le Forze dell’Ordine, con il compito di segnalare fatti che si ritiene minaccino la pubblica sicurezza.

Per una lettura completa del disegno di legge rimandiamo al sito del Senato.

Per una selezione degli articoli in materia di immigrazione contenuti nel disegno di legge  rimandiamo al sito di Meltingpot.

Per ulteriori approffondimenti rimandiamo a Metropoli di Repubblica.

(Grazie a hidden side per la foto!)

Sicurezza di chi?

Posted in eventi e incontri, venezia by enricabordignon on 17 febbraio 2009

sicurezza1

 

In occasione della pubblicazione dell’opuscolo: “Sicurezza di chi? Come combattere il razzismo“, Esodo-Fondazione di partecipazione “Casa dell’Ospitalità”, invita tutta la cittadinanza ad una conversazione tra Nerio Comisso, Sandro Simionato, Gianfranco Bettin e il critico Goffredo Fofi, direttore della rivista “Lo straniero”.

L’evento si terrà venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 presso la saletta “Gianni Da Villa” della Casa dell’Ospitalità in via Santa Maria dei Battuti n. 1/d a Mestre (VE).

L’opuscolo, curato da Grazia Naletto dell’Associazione “Gli Asini”, analizza come le politiche della paura abbiano mutato i comportamenti quotidiani, legittimando l’ostilità xenofoba e la violenza razzista. Questa pubblicazione, prevede diversi contributi di esperti in tema di lavoro, di Rom e di linguaggio dell’informazione rispetto l’immigrazione. In conclusione, inoltre, offre un prontuario di buone pratiche contro il razzismo e per i diritti degli immigrati.

Per informazioni telefonate al n. 041.958409.

(Grazie a micampe per la foto!)

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