Migranti a Venezia

I mostri

Posted in rassegna media by larafontani on 17 marzo 2009

Nicoletta Braschi e Roberto Benigni ne "Il mostro"

Gazeta Romaneasca è un settimanale di informazione dedicato alle comunità rumene in Italia. Nato nel 2001 con una tiratura di 5.000 copie, ha raggiunto le 60.000 copie mensili grazie al grande successo di pubblico, in continuo aumento. Il settimanale, edito dal gruppo Stranieri in Italia e diretto da Sorin Cehan, non propone soltanto articoli di aggiornamento sulla normativa dell’immigrazione e sulle proposte in materia discusse in  Parlamento; ma punta in particolar modo sul mantenimento di un filo diretto con i lettori, fornendo tra l’altro consulenze sulle problematiche che riguardano la loro quotidianità.

Lo scorso sabato 7 marzo il direttore Sorin Cehan ha scritto un articolo di prima pagina molto provocatorio, tutto incentrato sui cosiddetti “mostri italiani”. L’intento era quello di far capire ai lettori — riportiamo le sue parole, da un articolo del sito di Stranieri in Italia — “il meccanismo perverso usato da alcuni giornali italiani che genera poi la rivolta dei cittadini contro un intero popolo”.

L’impresa non è stata semplice — e non perché non succedano fatti di cronaca nera che abbiano come agenti diretti persone di nazionalità italiana; ma perché nei media del nostro Paese questi fatti vengono spesso tralasciati o, comunque, non hanno lo stesso risalto che possono trovare, invece, analoghi episodi i cui responsabili siano stranieri. Continua Cehan nello stesso articolo: “Abbiamo avuto difficoltà a trovare i nomi degli accusati e le loro fotografie, perché la stampa italiana non ha dato loro importanza. La maggior parte dei giornali non dà i nomi degli arrestati italiani, al massimo le iniziali, e le fotografie sono una rarità. Una pratica corretta, visto la presunzione d’innocenza della quale gode chiunque, in uno stato democratico e moderno, per quanto odioso possa essere il fatto di cui è accusato”.

L’iniziativa di Gazeta Romaneasca è stato un tentativo — certo provocatorio — di illuminare i meccanismi dell’informazione, come alcuni aspetti della realtà di oggi e, più ancora, quelli che sono i pensieri ricorrenti delle persone; un contributo sincero per evitare di scivolare nel baratro della xenofobia e del razzismo vero e proprio.

In questo ultimo periodo alcuni personaggi pubblici di origine rumena sono stati invitati a partecipare ad trasmissioni di approfondimento del palinsesto televisivo nazionale (come già abbiamo segnalato nel nostro blog); in questo occasioni, essi hanno sempre evidenziato come i media mainstream molto spesso facciano “più del male che del bene” all’informazione (ad un’informazione chiara ed equilibrata, che aiuti a comprendere e a prendere posizione in modo responsabile sulle questioni pubbliche), perché si focalizzano oltre misura sulla nazionalità di chi commette determinati tipi di reati.

Secondo il Presidente della Camera Gianfranco Fini (come riportato dal Corriere) intervenuto alla manifestazione organizzata al Teatro Brancaccio di Roma in occasione della Festa della donna, “è giusto titolare “donna stuprata da romeno”, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”. A ben vedere, la connotazione etnica non dovrebbe essere mai palesata, perché la responsabilità civile, penale ed etica di un comportamento ricade esclusivamente sulla persona che l’ha commesso, e non sull’intero gruppo di appartenenza.

Ad ottobre del 2008 era partita la campagna promossa dall’Ambasciata rumena in Italia e dal governo di Bucarest intitolata “Romania, piacere di conoscerti” e descritta dallo slogan: “Per capire un popolo, devi conoscere la sua gente”. L’iniziativa aveva prodotto un documentario ed uno spot televisivo (raccolti poi, assieme ad altri materiali, nel sito internet), allo scopo di mettere in risalto il reale inserimento della popolazione rumena in Italia. Ahi noi, pare che lo sforzo a nulla sia servito, visto che buona parte dei media, così come alcuni politici e figure istituzionali — quindi, la stessa voce dello Stato –, continuano a proporre un’immagine stereotipata negativamente della comunità rumena, contribuendo a quello che può essere definito un “linciaggio” mediatico e pubblico sulla base della provenienza geografica. (come lamenta e rivendica l’associazione Amici Romania nel suo blog).

Immagine: Nicoletta Braschi e Roberto Benigni nella locandina del film Il mostro
di R. Benigni (Italia, Francia 1994).
Video: una scena dello stesso film.
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Controcorrente

Posted in rassegna media by larafontani on 6 marzo 2009

"A pelo d'acqua" di Frida_Clio su Flickr (cc)

In queste ultime settimane, nei media italiani si è fatto un gran parlare di sicurezza o, il più delle volte, di mancanza di sicurezza a causa della delinquenza immigrata, in particolar modo rumena. Ci pare giusto, allora, riportare alcuni esempi di informazione “controcorrente”, che si sforza di trattare il tema nella sua complessità ed eterogeneità, senza cadere in facili luoghi comuni o sostenere tesi acriticamente assunte.

Rispetto alla presunta (alta) incidenza della popolazione rumena sulla criminalità complessiva del paese, vi invitiamo a guardare la puntata di Otto e mezzo (condotto da Lilli Gruber su La7) dello scorso 24 febbraio, nella quale è intervenuto il prof. Marzio Barbagli, che si occupa da tempo di criminalità immigrata. Questi ha fatto osservare che, se oggi il problema e l’emergenza sono rappresentati dai rumeni, ieri lo erano dagli albanesi e ancora prima dai marocchini; in altre parole, non esiste qualcosa come una maggiore (e connaturata) “tendenza alla devianza” presso una nazionalità di immigrati piuttosto che un’altra. I numeri parlano chiaro, se correttamente contestualizzati ed interpretati: la comunità rumena è attualmente la più numerosa in Italia, seguita da quella albanese e quella marocchina. Inoltre, i dati (seppur significativi) sulla partecipazione di cittadini rumeni in reati come furti, violenze sessuali, rapine e omicidi sono in relazione alla popolazione straniera che delinque, non alla sua totalità.
In studio Laura Vasii, responsabile del patronato INPAL, ha tenuto a sottolineare come i media montino spesso dei casi cavalcando la paura delle persone, quando non la alimentano insieme a talune dichiarazioni di politici — come  quella recente del senatore Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord), che ha visto una immediata e severa risposta da parte del Pir (Partito dei romeni in Italia). Criminalizzare un’intera comunità porta con sé gravissime conseguenze, che ricadono prima di tutto sui cittadini “onesti e integrati”, i quali possono arrivare a perdere il lavoro, o avere difficoltà nel trovarlo, fino ad essere vittime di veri e propri atti di violenza razzista.

Di razzismo — e di leggi razziali — si è parlato nella puntata de L’Infedele (condotto da Gad Lerner, sempre su La7) di martedì 17 febbraio, dal titolo molto evocativo “Il passaporto dello stupratore”. Le giornaliste rumene Claudia Stanila e Laura Goldan, presenti in studio, hanno osservato che il clima che si è venuto a creare nel nostro paese è altamente discriminatorio e persecutorio nei confronti della comunità tutta dei rumeni in Italia. Osservazione condivisa dal vicedirettore di Famiglia Cristiana Alberto Bobbio, secondo il quale l’Italia starebbe progressivamente scivolando nel baratro della xenofobia e del razzismo, con provvedimenti che richiamano sinistramente le leggi razziali del 1938.

L’argomento è ripreso da Gad Lerner nel suo articolo pubblicato da Repubblica lunedì 23 febbraio, “A piccoli passi verso l’inciviltà”, dove si legge:

Il decreto governativo (…) propone agli italiani di militarizzarsi nell’ambito di un “Piano straordinario di controllo del territorio” fondato sul concetto di “sicurezza partecipata”. I benpensanti minimizzeranno, come già hanno fatto con le “classi ponte” per i bambini stranieri, i cancelli ai campi rom, l’incoraggiamento a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari. Cosa volete che sia? Norme analoghe sono in vigore altrove, si obietta. Mica vorremo passare per amici degli stupratori? Così, un passo dopo l’altro, in marcia dietro allo stendardo popolare della castrazione chimica, cresce l’assuefazione all’inciviltà.

Grazie a Frida_Clio per la foto!

Operativa l’ambasciata d’Italia a Chisinau

Posted in notizie by francescavecchiato on 21 febbraio 2009

chisinau_posta

Fino ad ora in assenza di un consolato italiano nel loro Paese i moldavi dovevano recarsi a Bucarest per ottenere il visto d’ingresso per l’Italia. Una badante moldava diretta a Roma, in pratica avrebbe dovuto quindi prima chiedere al consolato romeno a Chisinau un visto per la Romania e, arrivata a Bucarest, chiedere alle nostre autorità consolari il visto per l’Italia.

Dal 28 gennaio 2009 è invece finalmente operativa l’ambasciata italiana a Chisinau, inaugurata lo scorso autunno dal Ministro degli Esteri Franco Frattini. Tutti coloro che hano già fissato un appuntamento presso l’Ambasciata italiana a Bucarest per le pratiche del visto possono presentarsi ora in via Vlaicu Pircalab n.63 a Chisinau a dalle 8.30 nelle date già fissate.

Per chi chiede per la prima volta il visto dovrà invece prenotarsi per telefono chiamando da rete fissa il numero a pagamento 01505 (costa 35 lei al minuto) dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 per fissare l’appuntamento e ricevere tutte le informazioni necessarie per presentare la richiesta. Gli operatori rispondono in moldavo, russo e italiano. Possono telefonare al call center e recarsi al consolato solo i diretti interessati perchè non saranno accettati intermediari. L’Ufficio consolare avverte inoltre che nessun ufficio o altra struttura di intermediazione nella Repubblica Moldova è stato autorizzato a curare pratiche di rilascio visto.

I costi per le pratiche sono: 35 euro per visti Schengen (60 euro per i cittadini non moldavi) e 75 euro per le altre tipologie. Il versamento delle spese amministrative dovrà avvenire sul conto corrente dell’Ambasciata d’Italia a Chisinau n. 225190023 presso le sedi autorizzate della “EximBank – Gruppo Veneto Banca” in tutto il territorio della Repubblica Moldova, nelle modalità che saranno indicate dal call center o dall’ambasciata.

Per ulteriori informazioni potete rivolgervi all’ufficio visti chiamando il numero diretto 201996 oppure scrivere un mail a italiavisa@gmail.com.

(Thanks to kgbbristol for the photo!)