Migranti a Venezia

Le sette donne dell’Ensemble Mehr

Posted in eventi e incontri, venezia by Sarah on 25 marzo 2009

foto di paf triz da Flickr (cc)

La primavera è iniziata ed anche il nuovo anno, in quello che è da considerare il vecchio mondo iranico.
In concomitanza con i festeggiamenti di  Nowruz (per i particolari consigliamo di visitare il sito di melograno.ir), che durano 13 giorni, con il contributo della Regione Veneto: la Conferenza dei Sindaci, la Cooperativa Olivotti, la Casa della Cultura Iraniana e il Comune di Dolo organizzano un concerto di musica tradizionale persiana. Dopo l’esordio in Italia nel 2007, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della nascita del mistico persiano Jalal al-Din Rumi, torna ad esibirsi in l’ENSEMBLE MEHR. Il gruppo consta sette donne nate e formatesi artisticamente in Iran:

Mehrbanu, Voce
Parichehr Khajeh, Qanun
Shaghayegh Bakhtiary, Tar
Asana Borhan Azad, Barbat
Asareh Shekarchi, Kamanche
Goharnaz Masaeli, Tombak
Mojgan Abolfathi, Daf

La voce struggente di Mehrbanu e l’unione esemplare di tutti gli strumenti ci prendono per mano e ci conducono passo passo nell’universo mistico persiano. La straordinarietà di questo ensemble sta proprio nella capacità di mettere in scena poesie e suoni millenari reinterpretandoli in chiave contemporanea. L’appuntamento è per venerdì 27 marzo 2009, alle ore 21.00 a Dolo presso il Teatro Cinema Italia. L’ingresso è gratuito. Una seconda data è prevista per sabato 28 marzo al Teatro Astori di Mogliano Veneto (TV).

Grazie a paf triz per la foto!
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Non si dimentica Zaher Rezai

Posted in diritto d'asilo, rassegna media, venezia by larafontani on 24 marzo 2009

foto di sarmax da Flickr (cc)

Si è conclusa l’iniziativa “Da Kabul a Venezia facciamo correre i pensieri” per i festeggiamenti del capodanno afghano (vedi il nostro post), anche i giornali locali ne hanno parlato, tra i quali il Corriere del Veneto del 14 Marzo, che nell’articolo “Il volo di mille aquiloni. Bissuola come Kabul” sottolinea come:

A insegnare ai bambini mestrini e veneziani l’antica arte di far volare gli aquiloni saranno i ragazzini afghani ospiti delle strutture di accoglienza dell’assessorato delle politiche sociali. Sono i ragazzi arrivati a Venezia, soprattutto al Centro di accoglienza di Forte Rossarol, che qualcuno ha ribattezzato la Lampedusa del Nord-Est, attraverso il porto fuggendo a decine di controlli e di rischi della vita. Compagni di speranza di Zehar Rezai, il ragazzino morto sotto il tir che lo stava portando lontano dal porto, nel dicembre scorso“.

La morte del giovanissimo afghano, Zaher Rezai (vedi articolo su La Nuova),  ha sconvolto Venezia e l’opinione pubblica, portando alla ribalta, anche mediatica, il dramma dei profughi, in maggioranza minori non accompagnati, che scappano da un contesto di conflitto per ritrovarsi nuovamente in bilico tra la vita e la morte, in estrema precarietà. Un dramma che viene raccontato dal Gazzettino del Nord Est del 1 febbraio (vedi articolo) come un’invasione di baby profughi. Nell’articolo vengono riportate le dichiarazioni dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia:

Il problema, non è di Venezia, ma dell’Italia, mentre la Farnesina ha l’obbligo di agire con determinazione presso le autorità greche. Il fatto che dall’inizio dell’anno stiano tracimando gli approdi di traghetti che da Patrasso o Igoumenitza portano bambini quasi sempre afghani, significa una sola cosa: che nei porti di partenza non vengono effettuati i controlli. Non voglio proclamare per forza la connivenza della polizia ellenica. Ma, si sa, a volte basta girarsi dall’altra parte, non voler vedere [dall’altra parte però continua l’Assessore] deve essere chiaro che chi è minorenne ha gli stessi diritti sia su una sponda che sull’altra perché la Grecia, vale la pena di ricordarlo, è membro della Ue. E quindi al pari dell’Italia ha l’obbligo di assistere i minori e di tutelare chi chiede asilo.

Secondo il Presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, come si legge ne La Nuova del 20 Dicembre scorso (vedi articolo), lo scanner a raggi x di cui si è dotata la capitaneria di porto, per individuare facilmente carichi illeciti, droga, ordigni esplosivi, poteva essere stata la salvezza per il bambino afghano, perché il marchingegno avrebbe potuto rilevare anche la sua presenza. A questo punto però tanti nodi vengono al pettine: cosa succede in Grecia ai profughi che scappano? Cosa succede al porto di Venezia? I diritti nella sponda italiana e in quella greca vengono rispettati? Cosa succede ai richiedenti asilo o protezione umanitaria? E nel frattempo in quali condizioni vengono trattenuti? Queste domande che interrogano prima di tutto i paesi di frontiera come Italia e Grecia, e soprattutto i luoghi di confine come Venezia e Patrasso (sulle condizioni del porto di Patrasso vedi  articolo de La Nuova, e  su meltingpot.org il  primo e il secondo report di Tuttiidirittiumanipertutti) non sono inappropriate, semmai sconvenienti per chi ne deve rispondere.

Come ha denunciato il coordinamento Tuttiidirittiumanipertutti (vedi articolo su meltingpot.org), la morte del piccolo Zehar Rezai, non è stata una tragica fatalità, dietro questa morte grava la responsabilità delle prassi condotte all’interno del porto di Venezia. A soli 8 km dalla salvezza (vedi articolo su meltingpot.org), Zehar non ce l’ha fatta, ed è morto, come tanti altri suoi compagni di “viaggio”, che evidentemente testimoniano come la strada verso i diritti, la protezione umanitaria e la sicurezza, non sia così dritta e facile, come eppure è prevista e garantita dalla Convenzione Europea per i diritti umani, dalla Convenzione di Ginevra del 1951, dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e dallo stesso articolo 10 della Costituzione italiana. Durante  l’Assemblea Cittadina del 29 novembre scorso (vedi articolo su meltingpot.org) gli operatori umanitari hanno denunciato la difficoltà, o meglio l’impossibilità di seguire tutti minori che giungono a Venezia, e vista questa impotenza  lo stesso  Servizio Pronto Intervento Sociale per non residenti si è visto costretto a lasciare il porto. Tuttavia, anche il Consiglio Italiano Rifugiati, ancora attivo al porto di Venezia, ha dichiarato che rispetto agli 850 immigrati senza documenti indicati dall’autorità portuale, soltanto 110 hanno potuto accedere al servizio. Che fine hanno fatto le altre 740 persone? Molti sono immediatamente respinti in Grecia, un paese che sia l’Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che Amnesty International hanno denunciato per le gravi violazioni dei diritti umani, e hanno esplicitamente chiesto ai paesi dell’UE di non attenersi alla norma del Regolamento di Dublino, che obbliga di respingere il richiedente asilo nel primo paese di ingresso per fare istanza di asilo.

Si potrebbero prendere a prestito le parole del regista afgano e rifugiato, Hamed Mohamad Karim (che scrive un articolo su meltingpot.org):

La situazione oggi in Afghanistan è un ragazzo di 13 anni morto sotto un camion a Venezia per eludere il controllo di chi avrebbe dovuto offrigli asilo.

Grazie a sarmax per la foto.

Da Kabul a Venezia facciamo correre i pensieri

Posted in eventi e incontri, venezia by enricabordignon on 19 marzo 2009

foto di motumboe da Flickr (cc)

Una settimana di corso pratico per far volare gli aquiloni e prepararsi ai festeggiamenti del capodanno afghano. Poteva esserci idea migliore?

La celebrazione dell’anno nuovo, in coincidenza col solstizio di primavera, è considerata un’antica tradizione zoroastriana, ma in realtà le sue origini paiono risalire ad un’epoca più antica. Già 5000 anni fa, infatti, sembra fosse tradizione tra le genti dell’Iran e del Khorasan Bozorg, attuale Afghanistan, celebrare questa festa, legata principalmente ai cicli naturali, identificando l’inizio dell’anno con il risveglio della natura e la ripresa dei cicli agricoli.

Nauruz (capodanno afghano) non è solo la più importante festa dell’anno, ma è il simbolo per eccellenza della rinascita e della speranza; la stessa speranza che si nasconde dietro i progetti migratori di tanti giovani afghani in fuga dalla guerra e in cerca di un futuro migliore e di Pace nella “Terra dei Diritti Umani”.

Organizzato dal Progetto Piano Locale Giovani in collaborazione con la Rete Tuttiidirittiumanipertutti, l’Associazione Culturale degli Afghani in Italia (sede di Venezia), il Servizio Centrale del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati-Anci e la Comunità degli Artisti Afghani in Italia; “Da Kabul a Venezia facciamo correre i pensieri” è un evento che ha proposto, a partire dal 15 marzo, sette pomeriggi: dalle ore 15.00 alle 18.00, rivolti a tutti coloro che vogliono sperimentare e condividere l’arte della costruzione degli aquiloni. Questi i prossimi incontri:

  • giovedì 19 marzo in Piazza Ferretto – Mestre / Campo San Polo – Venezia
  • venerdì 20 marzo in Piazza Ferretto – Mestre / Campo San Giacomo dell’Orio – Venezia
  • sabato 21 marzo in Piazza Ferretto – Mestre / Piazza San Marco – Venezia

Per il festeggiamento vero e proprio del Nouroz 1388, l’appuntamento invece è a Marghera, al Fucina Controvento  domenica 22 marzo alle ore 16.00, con il concerto della star afghana Dawood Sarkosh e un volo di 1000 aquiloni colorati costruiti a mano dai ragazzi della Comunità Afgana di Venezia. Guarda il volantino!

Grazie a motumboe per la foto!