Migranti a Venezia

Scriviamoci “ESSERE UMANO”

Posted in diritto d'asilo, eventi e incontri by Daniela on 22 maggio 2009

immagine di Erika Hall da Flickr (cc)

Segnaliamo la campagna di protesta “ESSERE UMANO” lanciata con forza dai realizzatori del documentario “Come un uomo sulla terra” e cominciata il 13 maggio scorso come reazione ai disumani respingimenti dei quali si è resa protagonista l’Italia qualche settimana fa (vedi nostro post sull’argomento).

Ecco cosa si legge dal blog di comeunuomosullaterra:

Invitiamo tutti ad indossare una MAGLIETTA BIANCA sulla quale disegnare a mano la scritta: “ESSERE UMANO“.
E’ la risposta che Albert Einstein diede alle autorità statunitensi quando, all’entrata nel paese come immigrato, gli chiesero di che razza fosse.
Ed è quello che dice Dagmawi all’inizio del nostro documentario Come un uomo sulla terra: “Io sono un uomo“.
Siamo tutti ESSERI UMANI e tutti dobbiamo essere rispettati, senza alcuna discriminazione.

Per avere tutte le informazioni riguardo alla campagna e alle proiezioni del documentario visitate il sito.

Grazie a Erika Hall per l'immagine!
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“Come un uomo sulla terra”, un viaggio traumatico verso i diritti

Posted in diritto d'asilo, eventi e incontri by Daniela on 18 aprile 2009

foto di Andries3 su Flickr (cc)

«Dal 2003 Italia ed Europa chiedono alla Libia di fermare i migranti africani. Ma cosa fa realmente la polizia libica? Cosa subiscono migliaia di uomini e donne africane? Perché tutti fingono di non saperlo?»

Come un uomo sulla terra è documentario-denuncia coraggioso, tanto drammatico quanto reale che ci apre gli occhi sulle esperienze dei viaggi che i migranti africani fanno attraverso il deserto libico, prima di imbarcarsi nella speranza di arrivare nei porti dei cosiddetti Paesi civili. E sono proprio le voci dei i protagonisti di questi “viaggi” a raccontarci le loro esperienze e a mostrarci i segni che hanno sul loro corpo con occhi velati da cicatrici ben più profonde e indelebili. Ci raccontano storie di continue violazioni dei diritti umani in luoghi e Paesi dove i migranti vengono rinchiusi, affamati, spogliati di ogni dignità, picchiati, venduti e rivenduti come merce. Il loro è un percorso non così lineare come può sembrare, non viene da una decisione presa con leggerezza, ma è una fuga da condizioni di vita estreme.

Il consiglio è quello di guardare il documentario, di non fermarsi alle frammentate notizie che ci arrivano, ma di ascoltare anche altre voci — le loro — e  di scoprire che cosa passano tutte queste persone per raggiungere quelle condizioni di vita, quei diritti che agli occhi di noi “occidentali” sono semplicemente normali, talmente normali che la loro importanza perde ogni visibilità.

Il film sta girando da vari mesi in tutta Italia e non solo (è stato anche a Venezia il mese scorso). Chi fosse interessato a vederlo, può trovare il calendario delle proiezioni all’indirizzo http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/2008/09/calendario-proiezioni.html

Photo by Andries3 on Flickr (Creative Commons): thanks!

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Piccoli razzisti crescono, ovvero il razzismo de noaltri

Posted in rassegna media by larafontani on 8 aprile 2009

"Ladybug Ladybug" di Thomas Hawk su Flickr (cc)

Il 25 marzo all’1:10 del “mattino” è cominciata su RaiTre la nuova serie di approfondimenti di Un mondo a colori, con una puntata dedicata al razzismo in Italia, analizzato a partire da fatti recenti di violenza ai danni di persone immigrate. L’evento più grave, dal quale la giornalista e conduttrice Valeria Coiante fa cominciare la discussione, è l’aggressione a Emanuel Bonsu da parte dei vigili urbani, avvenuta a Parma il 29 settembre dell’anno scorso (vedi questo articolo di Repubblica, oppure guarda quest’altra puntata di Un mondo a colori).

L’approfondimento in questione è intitolato proprio “Italiani razzisti?” e le domande a cui Valeria Coiante cerca di  rispondere assieme agli ospiti in studio — Carlo Bovini di Repubblica, Pietro Vulpiani dell’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazione razziale del Dipartimento per le Pari Opportunità), Abdou Ba del Ciac di Parma (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale) — sono: l’Italia è diventata un paese razzista? Esiste un razzismo all’italiana?

Gli invitati sono concordi nell’affermare che l’Italia, in quanto paese, non sia razzista,  dal momento che il razzismo viene teorizzato sistematicamente nel dibattito pubblico. Il giornalista di Repubblica, Carlo Bovini, definisce il razzismo italiano un razzismo di prossimità, un “odio tra gli ultimi”; secondo i dati dell’Unar forniti da Pietro Vulpani, nel 2008 in Italia ci sono stati ben 511 casi denunciati di discriminazione razzista, registrati nell’ambito lavorativo, nell’accesso alla casa o nella quotidiana convivenza condominiale, oppure nei luoghi di contiguità, come i trasporti pubblici e le piazze.

Dal canto suo, Abdou Ba sostiene che siano proprio i legislatori, da qualche anno a questa parte, ad aver introdotto delle pratiche di discriminazione “razziale” — o meglio razzista — che tendono ad aggravare le condizioni di vita degli immigrati; pratiche che farebbero presagire una pericolosa deriva.

In effetti, si parla molto del ruolo dei media nell’indirizzare l’opinione pubblica, nel promuovere un’immagine stereotipata della popolazione immigrata — perché, certamente, le parole sono importanti e lasciano delle impronte, soprattutto se usate da chi ha il “potere della parola”, come segnalano i Giornalisti conto il razzismo che hanno lanciato l’appello “Mettere la bando la parola clandestino (e non solo)” (vedi il nostro post sull’argomento). Ma i media sono davvero il quarto potere? Che ruolo hanno i politici nella definizione delle categorie che tutti noi abitualmente usiamo? Pensiamo allora alla classe  politica, o a certa classe politica, che sta nei luoghi di rappresentanza, in Parlamento, al Governo, o nei consigli e nelle giunte amministrative; pensiamo alle politiche che essa mette in atto e alle dichiarazioni rilasciate che — non di meno — producono degli effetti.

Uno fra tutti, Giancarlo Gentili, vicesindaco di Treviso, che da ottobre è indagato dalla Procura di Venezia per istigazione all’odio razziale (guarda il comizio incriminato). Si potrebbe rispondere che questo è un caso isolato o, almeno, uno dei più estremi: sul fatto che sia isolato non ci giurerei; estremo, sicuramente, rispetto al leit motiv «non sono razzista ma…» che caratterizza gran parte dei discorsi dei politici italiani.

Mi ha chiarito molto le idee un esponente di Forza Nuova con cui intrattenni una discussione, a Treviso, in occasione di una raccolta firme del partito contro un campo rom, pubblicizzata attraverso manifesti come questo. Egli sostenne “pacatamente” che l’Italia dovesse intraprendere una politica di preferenza etnica/razziale, riassumibile nell’espressione “prima gli italiani e poi tutti gli altri”,  nell’accesso ai servizi, nonché ai diritti. Del resto, basta guardarsi un po’ intorno per constatare come le decisioni politiche, oggi, vadano proprio in questa direzione — alcuni esempi: aggravante di clandestinità; permesso di soggiorno a punti e tassato; schedatura degli homeless; censimento con impronte digitali nei “campi nomadi” di Lombardia, Lazio e Campania; abolizione del divieto di segnalazione per il personale medico.

The picture above is by Thomas Hawk (Creative Commons license on Flickr). Thank you!

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Giornalisti contro il razzismo

Posted in eventi e incontri by francescavecchiato on 27 marzo 2009

"Addio all'ultimo giornalista" by -Alina- on Flickr

Attraverso il linguaggio  che usiamo passa anche la concezione del mondo che abbiamo; quindi, le parole sono importanti veicoli di significato e metafore del mondo. Questo è un aspetto molto importante da tenere in considerazione per chi fa informazione; proprio per questo alcuni giornalisti hanno lanciato un’interessante iniziativa di discussione e responsabilizzazione sull’uso di determinate parole.

L’ambizioso obiettivo che si prefiggono è quello (come recita il testo del loro appello) di Mettere al bando la parola clandestino (e non solo) come primo passo per contrastare la deriva di “informazione distorta e xenofoba” a cui assistiamo quotidianamente e creare così un linguaggio corretto e rispettoso di tutti. Questo appello segue e prende spunto dal successo di un appello precedentemente lanciato sul Rispetto da parte dei media del popolo rom.

Riportiamo direttamente dal testo dell’appello:

Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere “l’altro”; la “etnicizzazione” dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare.

I cittadini che volessero contribuire possono farlo segnalando episodi di cattiva informazione sui migranti, simili a quelli stigmatizzati nell’appello che ha dato il via alla campagna “affinché le redazioni degli organi di informazione non siano soggette solamente alla pressione che arriva dall’alto dei poteri politici, ma anche alla pressione democratica che la società civile è in grado di esercitare dal basso”. Basta compilare il modulo di segnalazione.

L’adesione ad entrambi è aperta a tutti, in particolare a coloro che fanno informazione (su web, radio, televisione o stampa) e che decidono così di impegnarsi non solo formalmente ma anche concretamente a non usare più questi termini ed a partecipare ad una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Qui potete trovare l’interessante glossario-vademecum che elenca le parole da mettere “al bando”, illustrandone le ragioni, e propone delle alternative lessicali ritenute più appropriate (ad esempio, “senza documenti” — analogo al francese sans papiers — in luogo di “clandestino”).

Questi i promotori:

Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (quotidiano); Carlo Gubitosa, giornalista Taranto (web); Beatrice Montini, giornalista Firenze (quotidiano); Zenone Sovilla, giornalista Trento (quotidiano)

Hanno aderito recentemente tra gli altri, l’Ordine dell’Emilia Romagna e la trasmissione di RadioDue Caterpillar. Anche il nostro blog ha aderito all’appello.

Grazie ad -Alina- per la foto!

Controcorrente

Posted in rassegna media by larafontani on 6 marzo 2009

"A pelo d'acqua" di Frida_Clio su Flickr (cc)

In queste ultime settimane, nei media italiani si è fatto un gran parlare di sicurezza o, il più delle volte, di mancanza di sicurezza a causa della delinquenza immigrata, in particolar modo rumena. Ci pare giusto, allora, riportare alcuni esempi di informazione “controcorrente”, che si sforza di trattare il tema nella sua complessità ed eterogeneità, senza cadere in facili luoghi comuni o sostenere tesi acriticamente assunte.

Rispetto alla presunta (alta) incidenza della popolazione rumena sulla criminalità complessiva del paese, vi invitiamo a guardare la puntata di Otto e mezzo (condotto da Lilli Gruber su La7) dello scorso 24 febbraio, nella quale è intervenuto il prof. Marzio Barbagli, che si occupa da tempo di criminalità immigrata. Questi ha fatto osservare che, se oggi il problema e l’emergenza sono rappresentati dai rumeni, ieri lo erano dagli albanesi e ancora prima dai marocchini; in altre parole, non esiste qualcosa come una maggiore (e connaturata) “tendenza alla devianza” presso una nazionalità di immigrati piuttosto che un’altra. I numeri parlano chiaro, se correttamente contestualizzati ed interpretati: la comunità rumena è attualmente la più numerosa in Italia, seguita da quella albanese e quella marocchina. Inoltre, i dati (seppur significativi) sulla partecipazione di cittadini rumeni in reati come furti, violenze sessuali, rapine e omicidi sono in relazione alla popolazione straniera che delinque, non alla sua totalità.
In studio Laura Vasii, responsabile del patronato INPAL, ha tenuto a sottolineare come i media montino spesso dei casi cavalcando la paura delle persone, quando non la alimentano insieme a talune dichiarazioni di politici — come  quella recente del senatore Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord), che ha visto una immediata e severa risposta da parte del Pir (Partito dei romeni in Italia). Criminalizzare un’intera comunità porta con sé gravissime conseguenze, che ricadono prima di tutto sui cittadini “onesti e integrati”, i quali possono arrivare a perdere il lavoro, o avere difficoltà nel trovarlo, fino ad essere vittime di veri e propri atti di violenza razzista.

Di razzismo — e di leggi razziali — si è parlato nella puntata de L’Infedele (condotto da Gad Lerner, sempre su La7) di martedì 17 febbraio, dal titolo molto evocativo “Il passaporto dello stupratore”. Le giornaliste rumene Claudia Stanila e Laura Goldan, presenti in studio, hanno osservato che il clima che si è venuto a creare nel nostro paese è altamente discriminatorio e persecutorio nei confronti della comunità tutta dei rumeni in Italia. Osservazione condivisa dal vicedirettore di Famiglia Cristiana Alberto Bobbio, secondo il quale l’Italia starebbe progressivamente scivolando nel baratro della xenofobia e del razzismo, con provvedimenti che richiamano sinistramente le leggi razziali del 1938.

L’argomento è ripreso da Gad Lerner nel suo articolo pubblicato da Repubblica lunedì 23 febbraio, “A piccoli passi verso l’inciviltà”, dove si legge:

Il decreto governativo (…) propone agli italiani di militarizzarsi nell’ambito di un “Piano straordinario di controllo del territorio” fondato sul concetto di “sicurezza partecipata”. I benpensanti minimizzeranno, come già hanno fatto con le “classi ponte” per i bambini stranieri, i cancelli ai campi rom, l’incoraggiamento a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari. Cosa volete che sia? Norme analoghe sono in vigore altrove, si obietta. Mica vorremo passare per amici degli stupratori? Così, un passo dopo l’altro, in marcia dietro allo stendardo popolare della castrazione chimica, cresce l’assuefazione all’inciviltà.

Grazie a Frida_Clio per la foto!

Sicurezza di chi?

Posted in eventi e incontri, venezia by enricabordignon on 17 febbraio 2009

sicurezza1

 

In occasione della pubblicazione dell’opuscolo: “Sicurezza di chi? Come combattere il razzismo“, Esodo-Fondazione di partecipazione “Casa dell’Ospitalità”, invita tutta la cittadinanza ad una conversazione tra Nerio Comisso, Sandro Simionato, Gianfranco Bettin e il critico Goffredo Fofi, direttore della rivista “Lo straniero”.

L’evento si terrà venerdì 20 febbraio alle ore 18.00 presso la saletta “Gianni Da Villa” della Casa dell’Ospitalità in via Santa Maria dei Battuti n. 1/d a Mestre (VE).

L’opuscolo, curato da Grazia Naletto dell’Associazione “Gli Asini”, analizza come le politiche della paura abbiano mutato i comportamenti quotidiani, legittimando l’ostilità xenofoba e la violenza razzista. Questa pubblicazione, prevede diversi contributi di esperti in tema di lavoro, di Rom e di linguaggio dell’informazione rispetto l’immigrazione. In conclusione, inoltre, offre un prontuario di buone pratiche contro il razzismo e per i diritti degli immigrati.

Per informazioni telefonate al n. 041.958409.

(Grazie a micampe per la foto!)

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