Migranti a Venezia

Giornalisti contro il razzismo

Posted in eventi e incontri by francescavecchiato on 27 marzo 2009

"Addio all'ultimo giornalista" by -Alina- on Flickr

Attraverso il linguaggio  che usiamo passa anche la concezione del mondo che abbiamo; quindi, le parole sono importanti veicoli di significato e metafore del mondo. Questo è un aspetto molto importante da tenere in considerazione per chi fa informazione; proprio per questo alcuni giornalisti hanno lanciato un’interessante iniziativa di discussione e responsabilizzazione sull’uso di determinate parole.

L’ambizioso obiettivo che si prefiggono è quello (come recita il testo del loro appello) di Mettere al bando la parola clandestino (e non solo) come primo passo per contrastare la deriva di “informazione distorta e xenofoba” a cui assistiamo quotidianamente e creare così un linguaggio corretto e rispettoso di tutti. Questo appello segue e prende spunto dal successo di un appello precedentemente lanciato sul Rispetto da parte dei media del popolo rom.

Riportiamo direttamente dal testo dell’appello:

Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere “l’altro”; la “etnicizzazione” dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare.

I cittadini che volessero contribuire possono farlo segnalando episodi di cattiva informazione sui migranti, simili a quelli stigmatizzati nell’appello che ha dato il via alla campagna “affinché le redazioni degli organi di informazione non siano soggette solamente alla pressione che arriva dall’alto dei poteri politici, ma anche alla pressione democratica che la società civile è in grado di esercitare dal basso”. Basta compilare il modulo di segnalazione.

L’adesione ad entrambi è aperta a tutti, in particolare a coloro che fanno informazione (su web, radio, televisione o stampa) e che decidono così di impegnarsi non solo formalmente ma anche concretamente a non usare più questi termini ed a partecipare ad una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Qui potete trovare l’interessante glossario-vademecum che elenca le parole da mettere “al bando”, illustrandone le ragioni, e propone delle alternative lessicali ritenute più appropriate (ad esempio, “senza documenti” — analogo al francese sans papiers — in luogo di “clandestino”).

Questi i promotori:

Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (quotidiano); Carlo Gubitosa, giornalista Taranto (web); Beatrice Montini, giornalista Firenze (quotidiano); Zenone Sovilla, giornalista Trento (quotidiano)

Hanno aderito recentemente tra gli altri, l’Ordine dell’Emilia Romagna e la trasmissione di RadioDue Caterpillar. Anche il nostro blog ha aderito all’appello.

Grazie ad -Alina- per la foto!
Annunci

I mostri

Posted in rassegna media by larafontani on 17 marzo 2009

Nicoletta Braschi e Roberto Benigni ne "Il mostro"

Gazeta Romaneasca è un settimanale di informazione dedicato alle comunità rumene in Italia. Nato nel 2001 con una tiratura di 5.000 copie, ha raggiunto le 60.000 copie mensili grazie al grande successo di pubblico, in continuo aumento. Il settimanale, edito dal gruppo Stranieri in Italia e diretto da Sorin Cehan, non propone soltanto articoli di aggiornamento sulla normativa dell’immigrazione e sulle proposte in materia discusse in  Parlamento; ma punta in particolar modo sul mantenimento di un filo diretto con i lettori, fornendo tra l’altro consulenze sulle problematiche che riguardano la loro quotidianità.

Lo scorso sabato 7 marzo il direttore Sorin Cehan ha scritto un articolo di prima pagina molto provocatorio, tutto incentrato sui cosiddetti “mostri italiani”. L’intento era quello di far capire ai lettori — riportiamo le sue parole, da un articolo del sito di Stranieri in Italia — “il meccanismo perverso usato da alcuni giornali italiani che genera poi la rivolta dei cittadini contro un intero popolo”.

L’impresa non è stata semplice — e non perché non succedano fatti di cronaca nera che abbiano come agenti diretti persone di nazionalità italiana; ma perché nei media del nostro Paese questi fatti vengono spesso tralasciati o, comunque, non hanno lo stesso risalto che possono trovare, invece, analoghi episodi i cui responsabili siano stranieri. Continua Cehan nello stesso articolo: “Abbiamo avuto difficoltà a trovare i nomi degli accusati e le loro fotografie, perché la stampa italiana non ha dato loro importanza. La maggior parte dei giornali non dà i nomi degli arrestati italiani, al massimo le iniziali, e le fotografie sono una rarità. Una pratica corretta, visto la presunzione d’innocenza della quale gode chiunque, in uno stato democratico e moderno, per quanto odioso possa essere il fatto di cui è accusato”.

L’iniziativa di Gazeta Romaneasca è stato un tentativo — certo provocatorio — di illuminare i meccanismi dell’informazione, come alcuni aspetti della realtà di oggi e, più ancora, quelli che sono i pensieri ricorrenti delle persone; un contributo sincero per evitare di scivolare nel baratro della xenofobia e del razzismo vero e proprio.

In questo ultimo periodo alcuni personaggi pubblici di origine rumena sono stati invitati a partecipare ad trasmissioni di approfondimento del palinsesto televisivo nazionale (come già abbiamo segnalato nel nostro blog); in questo occasioni, essi hanno sempre evidenziato come i media mainstream molto spesso facciano “più del male che del bene” all’informazione (ad un’informazione chiara ed equilibrata, che aiuti a comprendere e a prendere posizione in modo responsabile sulle questioni pubbliche), perché si focalizzano oltre misura sulla nazionalità di chi commette determinati tipi di reati.

Secondo il Presidente della Camera Gianfranco Fini (come riportato dal Corriere) intervenuto alla manifestazione organizzata al Teatro Brancaccio di Roma in occasione della Festa della donna, “è giusto titolare “donna stuprata da romeno”, ma bisogna fare lo stesso quando a commettere la violenza è un italiano”. A ben vedere, la connotazione etnica non dovrebbe essere mai palesata, perché la responsabilità civile, penale ed etica di un comportamento ricade esclusivamente sulla persona che l’ha commesso, e non sull’intero gruppo di appartenenza.

Ad ottobre del 2008 era partita la campagna promossa dall’Ambasciata rumena in Italia e dal governo di Bucarest intitolata “Romania, piacere di conoscerti” e descritta dallo slogan: “Per capire un popolo, devi conoscere la sua gente”. L’iniziativa aveva prodotto un documentario ed uno spot televisivo (raccolti poi, assieme ad altri materiali, nel sito internet), allo scopo di mettere in risalto il reale inserimento della popolazione rumena in Italia. Ahi noi, pare che lo sforzo a nulla sia servito, visto che buona parte dei media, così come alcuni politici e figure istituzionali — quindi, la stessa voce dello Stato –, continuano a proporre un’immagine stereotipata negativamente della comunità rumena, contribuendo a quello che può essere definito un “linciaggio” mediatico e pubblico sulla base della provenienza geografica. (come lamenta e rivendica l’associazione Amici Romania nel suo blog).

Immagine: Nicoletta Braschi e Roberto Benigni nella locandina del film Il mostro
di R. Benigni (Italia, Francia 1994).
Video: una scena dello stesso film.

Commenti disabilitati su I mostri