Migranti a Venezia

Le disposizioni sull’insicurezza dei migranti

Posted in rassegna media by larafontani on 4 giugno 2009

immagine di blvesboy da Flickr (cc)

Dove eravamo rimasti? Facciamo un riepilogo: il disegno di legge recante le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica“, presentato congiuntamente dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha trovato (immediata) approvazione al Senato il 5 Febbraio 2009 (vedi nostro post sull’argomento). Il 14 Maggio scorso, il governo imponeva la fiducia ai 3 maxi-emendamenti sul provvedimento alla Camera, il disegno di legge viene approvato ma modificato (vedi nostro post), e passa di nuovo al vaglio del Senato dove attualmente è in esame in commissione dal 26 Maggio.

Quali sono ora le novità? Cosa introducono gli emendamenti presentati dal Governo, da inserire anche la questione di fiducia? Cosa sembra essere così fondamentale per la sicurezza dei cittadini italiani?

Sono emendamenti che naturalmente rigurdano la condizione e lo status giuridico degli immigrati, e particolarmente di quelli senza permesso di soggiorno in Italia. Sono norme che inaspriscono e irrigidiscono la condizione, già precaria, degli immigrati che vedono legata a un contratto di lavoro la concessione a rimanere in Italia, norme che vanno anche contro il buon senso del vivere comune.

Vediamole nel dettaglio: (per una trattazione approfondita guardate il sito di Asgi e di Progetto Melting Pot Europa)

  • Rientrano a pieno titolo le ronde, o meglio, le associazioni di cittadini che collaboreranno nella segnalazione agli organi di polizia locale che fanno emergere la possibilità che queste in realtà arrechino danni alla sicurezza urbana o producano situazioni di disagio sociale (vedi nostro post).
  • Il periodo di detenzione nei Centri di identificazione ed espulsione potrà essere prorogato di 180 giorni, in linea con la direttiva Ce sui rimpatri.
  • L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire dopo due anni dalla sua celebrazione unitamente alla permanenza in Italia o dopo tre anni se i coniugi risiedono all’estero (i tempi sono dimezzati in presenza di figli). L’acquisto della cittadinanza prevede il pagamento di un contributo di 200€, che per metà andrà versato in favore di progetti di cooperazione in materia di immigrazione, per l’altra metà come copertura delle spese del Ministero dell’Interno per le istruttorie relative ai procedimenti in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza.
  • Anche il rilascio e il rinnovo del permesso è soggetto a il pagamento di un contributo che può andare dagli 80€ ai 200€. Ricordiamo che poi è previsto un accordo di integrazione da allegare al permesso di soggiorno, che un apposito regolamento ministeriale ne dovrà indicare i contenuti.
  • All’atto di iscrizione o di variazione anagrafica, il Comune potrà avviare una verifica delle condizioni igienico sanitarie dell’immobile di residenza.
  • Per quanto riguarda il ricongiungiemento familiare, viene richiesto oltre al certificato di idoneità alloggiativa anche quello delle condizioni igenico sanitarie, entrambi rilasciati da uffici comunali competenti. Inoltre non sarà più possibile chiedere il visto d’ingresso per ricongiungimento se il nulla osta non verrà rilasciato entro 180 giorni dal perfezionamento della pratica. In sostanza la sicurezza all’unità familiare non verrà tutelata.
  • La norma che prevede la possibilità per il personale medico sanitario di denunciare pazienti senza permesso di soggiorno (presente nel testo approvato al Senato) e che ha trovato una forte e unita opposizione nel Paese (vedi nostro post sull’argomento), è stata stralciata, rimane quindi salvo l’art. 35 del Testo Unico sull’Immigrazione che disciplina il divieto di segnalazione per i medici. Però, nel nuovo testo approvato alla Camera si introduce  la necessità di esibire il titolo di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, e per l’accesso ai servizi. Norma che renderebbe rischioso per un migrante sprovvisto di permesso di soggiorno la registrazione della nascita e il riconoscimento del figlio naturale. Questa norma andrebbe così a contrastare l’applicazione della Convenzione Onu dei diritti del fanciullo, che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno. Verrebbe meno la sicurezza di veder rispettata e accertata l’identità del bambino.
  • La norma sopra citata va letta congiuntamente con l’introduzione nel codice di procedura penale del reato in ingresso e soggiorno illegale nel paese, che viene punito con il pagamento di un’ammenda che va dai 5.000 ai 10.000€ e con l’espulsione, il cui nulla osta non è richiesto dall’autorità giudiziaria competenete all’accertamento del reato (giudice di pace), ma è compiuta direttamente dal questore. Ora, se un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, nello svolgimento delle sue funzioni, si trova di fronte un cittadino immigrato sprovvisto di permesso di soggiorno, sarà suo dovere denunciare tale condizione perchè reato. Nonostante l’obbligo di presentare il permesso di soggorno sia derogato nel caso di accesso a prestazioni sanitarie urgenti e alle prestazioni obbligatorie scolastiche, viene comunque da chiedersi se ad esempio il diritto alla cura e il diritto all’istruzione rimangano inviolati. E cosa dire di quella zona grigia, che sono i servizi sociali e le prestazioni di assistenza sociale? Che tipo di sicurezza sociale viene così garantita? Nonostante questo non sia ancora legge, già sortisce degli effetti negativi: è del 19 maggio scorso la notizia di un allontanamento da un’udienza del Tribunale di Milano, di un testimone immigrato, in quanto privo del permesso di soggiorno (vedi articolo sul sito di meltingpot.org). A rischio saranno proprio tutti quei processi o istanze di lavoro nero, che vedeno coinvolti immigrati ovviamente senza permesso di soggiorno che per certificare il loro rapporto di lavoro non possono che avvalersi della testimonianza di colleghi, che sono ugualmente senza contratto.

Se da un lato, si esalta questo provvedimento per la sicurezza dei cittadini, e la lotta all’immigrazione senza documenti, dall’altro non si lascia la possibilità a chi è senza permesso di soggiorno di regolarizzarsi. E così anche la sicurezza dell’emersione dall’invisibilità, (se c’è mai stata) diventa impossibile da raggiungere.

Grazie a blvesboy per l'immagine!
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Il Rapporto Hammarberg

Posted in diritto d'asilo, notizie by larafontani on 20 aprile 2009

Thomas Hammarberg

Giovedì scorso, il 16 aprile, è stato pubblicato il rapporto di Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, sull’Italia (è possibile leggere il comunicato stampa del Consiglio, in italiano, e il testo integrale del rapporto, in inglese). Il rapporto (il secondo in meno di un anno) fa seguito alla visita che il commissario ha fatto nel nostro Paese tra il 13 e il 15 gennaio 2009, per verificare il rispetto dei diritti umani nei confronti di migranti e minoranze. Per l’occasione, il commissario Hammarberg ha visitato personalmente i luoghi più critici, come il Cie di Lampedusa, e ascoltato rappresentanti sia del Governo che delle autorità locali, come anche persone delle organizzazioni non governative.

Il responso? «Deep concern», profonda preoccupazione: è questo l’esito dell’esame, soprattutto per quanto riguarda le condizioni dei migranti che arrivano in Italia senza documenti, trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione, ma anche il trattamento di Rom e Sinti. Una grave violazione attestata è quella dei rimpatri forzati in Paesi nei quali è stata accertata la pratica strutturata della tortura. Oltre al centro di Lampeusa, esaminato nel rapporto, noi ricordiamo anche la situazione attuale al porto di Venezia, la frontiera del Nord-Est che non spicca certo per il rispetto dei diritti umani (vedi nostro post sull’argomento) e dove sono numerosi i respingimenti verso Paesi, come la Grecia, che impunemente calpestano i diritti di potenziali richiedenti asilo.

Nel rapporto non mancano critiche agli ultimi provvedimenti del governo. Nell’articolo di Repubblica.it si legge:

«La criminalizzazione dell’immigrazione irregolare è una misura sproporzionata che va oltre gli interessi legittimi di uno stato a tenere sotto controllo i propri confini, una misura che erode gli standard legali internazionali», spiega Hammarberg, avvertendo che una simile politica finisce per provocare «ulteriore stigmatizzazione ed emarginazione dei migranti, nonostante la maggioranza di questi contribuisca allo sviluppo degli stati e delle società europee». Pertanto rivolge la richiesta al governo di «rivedere le parti della nuova normativa che sollevano serie questioni di compatibilità con gli standard dei diritti umani».

Inoltre, come si legge su Corriere.it, il commissario Hammarberg afferma:

«d’essere particolarmente preoccupato dai resoconti che continuano a evidenziare una tendenza al razzismo e alla xenofobia, che occasionalmente sfocia in atti estremamente violenti, rivolti principalmente contro immigrati, Rom e Sinti o cittadini italiani con origini straniere, anche in ambito sportivo».

Staremo a vedere come il Governo recepirà — se recepirà — le indicazioni e gli ammonimenti giunti da Strasburgo.

In libera circolazione

Posted in notizie by francescavecchiato on 11 aprile 2009

"Ellisse" di loungerie su Flickr (cc)

L’immigrazione è un fenomeno sempre più diffuso e sempre più europeo. La libera circolazione all’interno dell’Unione, uno dei capisaldi dell’Europa, obbliga ad affrontare la questione a livello comunitario. Il Parlamento europeo da tempo si occupa di temi caldi: dalla lotta all’immigrazione “clandestina” alle sanzioni contro i datori di lavoro che sfruttano gli irregolari, dalle regole per i rimpatri alla gestione dei lavoratori stranieri qualificati, passando per le delicate questioni culturali. Dappertutto in Europa quando si parla di immigrazione si apre la polemica: che cosa ha fatto e cosa dovrebbe fare l’Europa per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini europei e per tutelare i diritti dei migranti?

Lo scorso 2 aprile sono stati approvati dal Parlamento europeo, riunito a Bruxelles, il rapporto sulla libera circolazione all’interno dell’Unione europea e l’attesa Direttiva contro tutte le discriminazioni. I due documenti sono di grande importanza e possono essere considerati delle nuove pietre angolare nel processo di integrazione comunitaria: il primo costituisce un necessario chiarimento dei punti meno chiari della Direttiva 2004/38/CE, già in vigore da tempo ma non sempre applicata coerentemente dai Governi degli Stati membri; la Direttiva contro tutte le discriminazioni, invece, si propone — come leggiamo dal testo introduttivo della sessione del Parlamento europeo (vedi link sopra) — di «rendere effettivo il principio di parità di trattamento in campi diversi dall’occupazione».

Come dichiarano gli europarlamentari Gianni Pittella e Maria Grazia Pagano sul sito di EveryOne, la Direttiva è molto importante in quanto

per la prima volta  si tutelano i cittadini UE di fronte ad ogni sorta di discriminazione (per religione, disabilità, età, orientamento sessuale) e in tutti gli ambiti della propria vita, non limitandosi a quello lavorativo.

Quanto alla votazione del rapporto sulla libera circolazione, essa si è resa necessaria per chiarire alcuni punti controversi della Direttiva 2004/38/CE (che regolamentò, cinque anni fa, la libera circolazione dei cittadini comunitari negli Stati membri), dal momento che nessuno dei paesi UE aveva finora trasposto completamente e correttamente la normativa. Questa disomogeneità legislativa ha reso possibili episodi di espulsione motivati da ragioni non direttamente legate alla responsabilità individuale — pratiche che, in seguito a questo voto del Parlamento europeo, non dovrebbero più avere luogo.

Scrivono a questo proposito Pittella e Pagano nello stesso articolo:

Quello che dovrebbe essere uno dei pilastri dell’integrazione europea, ovvero la possibilità di vivere e lavorare in un altro paese comunitario, è ancora soggetto a troppe eccezioni e ostacoli da parte di troppi stati membri. (…)
Il Parlamento chiede quindi di definire orientamenti comuni sui motivi che giustificano l’allontanamento di un cittadino UE (risorse minime, onere eccessivo per l’assistenza sociale e ordine pubblico), sulla libera circolazione delle coppie omosessuali e di eliminare gli oneri amministrativi ingiustificati.

Ora spetta agli Stati membri applicare correttamente quanto è stato deciso a Bruxelles. Ci auguriamo che ciò avvenga rapidamente e senza ambiguità di sorta.

Qui sopra, una veduta del Parlamento europeo di Strasburgo.
La foto è di loungerie (pubblicata su Flickr con licenza Creative Commons). Grazie!

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