Migranti a Venezia

Giornata mondiale del rifugiato

Posted in diritto d'asilo, eventi e incontri, venezia by Pamela Pasian on 18 giugno 2009

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Il 20 giugno è la giornata mondiale del rifugiato.

L’articolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 definisce come rifugiato colui che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese”.

Il Comune di Venezia, Servizio Pronto Intervento Sociale per Non Residenti, Unità Interventi per Richiedenti Asilo e Rifugiati ha deciso di onorare tutte le persone che cercano protezione internazionale nel nostro Paese organizzando per venerdì 19 giugno, una festa presso il Centro BOA — Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

A partire dalle ore 17.30 il Centro BOA, situato in Via Pezzana 1 a Tessera, accoglierà chiunque desideri partecipare alla festa.

Il programma prevede:

17.30 Torneo di calcetto interculturale; attività per bambini e laboratorio di aquiloni. Il tutto sarà accompagnato dalla musica del Musou Sound e Mighty Cez.
19.30 Cena con grigliata e pietanze tipiche preparate e offerte dai rifugiati.
21.00 Spettacolo teatrale “NONNE E DONNE. Il passato di una storia e il futuro di una speranza”
22.30 Concerto di percussioni del gruppo musicale COMBO.

La festa, completamente gratuita, è aperta a tutta la cittadinanza e vuole costituire un importante momento di condivisione.

Scarica la locandina dell'evento! Giornata mondiale del Rifugiato 2009
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Un orrore che passerà alla storia

Posted in rassegna media by larafontani on 12 maggio 2009

foto di exper da Flickr (cc)

Sono arrivati. In anticipo rispetto alla data ufficiale del 15 maggio hanno sortito immediatamente gli “effetti” sperati. Si tratta dei pattugliamenti congiunti italo-libici nelle acque internazionali, accordati nel Trattato firmato da Italia e Libia nello scorso febbraio (leggi nostro post sull’argomento). Gli effetti, desiderati dal Governo Italiano, sono il blocco degli arrivi nella terraferma italiana degli immigrati. Fermarli in acque internazionali significa poterli rispedire subito da dove sono venuti. Ovvero? In Libia che, firmataria dell’accordo, accetta il rimpatrio di centinaia di migranti. Molti dei quali, una volta ritornati, saranno trattenuti nei centri di detenzione per mesi forse anche anni, senza che possano essere monitorate le condizioni di vita, mentre altri saranno nuovamente rimpatriati verso i paesi di origine.

“Meglio tardi che mai”, è il titolo di un post sul blog del film documentario “Come un un uomo sulla terra” (guarda il blog), che commenta l’improvviso interesse che i media hanno dimostrato sull’argomento. Sono invece molti i mesi in cui, le diverse organizzazioni non governative come Amnesty International, Human  Rights Watch, Medici Senza Frontiere, Save The Children, denunciano le violenze, le torture, le discriminazioni, le ingiustizie che i migranti africani subiscono da parte della polizia libica, e non solo. E nel frattempo il film documentario “Come un uomo sulla terra” ha continuato a girare per tutta l’Italia e anche per l’Europa, rendendo noto cosa accade a quei migranti che arrivano alle coste italiane.

E’ l’ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati…Dopo aver capito di essere stati riporatati in Libia, ci urlavano: “Fratelli aiutateci”. Ma non potevamo fare niente, gli ordini erano quelli di riaccompagnarli in Libia e lo abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno.

questa è una parte della dichiarazione rilasciata da uno degli esecutori del respingimento del 6 maggio, che ha riportato la Repubblica in un articolo.

Questo è il nodo: la scelta di tenere verso gli immigrati in arrivo una posizione più o meno dura, compassionevole o cattiva, come ha teorizzato tempo fa Maroni, spetta a chi governa. Ed è giusto che sia così. La decisione di “fare di ogni erba un fascio”, rifiutare ogni distinzione e re­spingere chi arriva senza neppure concedergli, per dirla coi vescovi, almeno la possibilità di di­mostrare che ha diritto all’asilo, è però un’altra faccenda. Che non solo rinnega una storia piena di esuli politici (da Dante a Mazzini, da Garibaldi ai fratelli Rosselli a don Luigi Sturzo) ma, secon­do Laura Boldrini e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, fa a pezzi le regole vigenti poiché “tutti gli obblighi internazionali” e anche la legge italiana “vietano tassativamente il respingimento di rifugiati o richiedenti asilo.

questo è l’intervento di Gian Antonio Stella sul Corriere della sera (vedi l’articolo).

Fortress Europe (guarda il blog) ci ricorda che già in passato l’Italia è stata richiamata e condannata dal Parlamento Europeo con la risoluzione su Lampedusa, rispetto alle deportazioni colletive in Libia di 1.500 migranti tra l’ottobre 2004 e il marzo 2005, in quanto “le espulsioni collettive di migranti dall’Italia alla Libia costituiscono una violazione del principio di non refoulement. Le autorità italiane non hanno rispettato i loro obblighi internazionali”, in più la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato, non ha quindi un sistema di asilo e quindi non è un paese terzo sicuro.

Dal Ministro dell’Interno Maroni (vedi articolo sul sito del Ministero), invece, è arrivato subito un plauso per l’operazione definita di portata e di importanza storica, e una svolta nel contrasto all’immigrazione clandestina. Questa è stata una delle motivazioni del trattato italo-libico: accordarsi con la Libia per “cooperare” nella riduzione dell’immigrazione. L’Italia in questo modo si rende soltanto partecipe e corresponsabile di orribili violazioni dei diritti umani, come il diritto d’asilo, queste sì, di portata storica. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (vedi articolo sul sito dell’unhcr):

Questo incidente mostra un radicale mutamento nelle politiche migratorie del governo italiano e rappresenta fonte di grave preoccupazione. L’UNHCR esprime profondo rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato lo svolgersi di questo episodio.

Sebbene non siano disponibili informazioni sulle nazionalità di origine dei migranti, si ritiene probabile che fra le persone respinte ci siano individui bisognosi di protezione internazionale. Nel 2008 circa il 75% di coloro giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione internazionale (leggi il comunicato dell’Acnur).

E’ intervenuto di nuovo  anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg (vedi articolo su la repubblica), che già aveva ammonito l’Italia per il trattamento dei migranti nei centri di identificazione ed espulsioni e per la situazione quotidiana di razzismo istiuzionale (vedi nostro post sull’argomento), in questa circostanza definisce la politica dei respingimenti

Un’iniziativa molto triste, che mina la possibilità per ogni essere umano di fuggire da repressione e violenza, ricorrendo al diritto d’asilo […] evidentemente il governo italiano sta scegliendo la strada già intrapresa e scelta dall’Unione Europea.

Bisogna ricordare infatti che la Comunità Europea si è dotata di un’agenzia per la gestione della cooperazione operativa alle  frontiere esterne, FRONTEX. Il budget di Frontex (vedi pagina del sito) per il 2009 è di 83.250.000 €,  la Comuntà Europea partecipa per 80.000.000 €, mentre 45.150.000 € sono spesi per le “Operazioni di controllo dei confini marittimi, terrestri e aerei”. Sempre e solo controllo.

A questo punto ci chiediamo: possono le politiche di controllo dei confini passare sopra ai diritti umani, in questo caso dei migranti? La risposta è: non c’è nessuna ragione di stato, nessun ordine imperativo di sicurezza nazionale che può svincolare i paesi dall’osservanza degli obblighi internazionali.

Grazie a exper per la foto.

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Non si dimentica Zaher Rezai

Posted in diritto d'asilo, rassegna media, venezia by larafontani on 24 marzo 2009

foto di sarmax da Flickr (cc)

Si è conclusa l’iniziativa “Da Kabul a Venezia facciamo correre i pensieri” per i festeggiamenti del capodanno afghano (vedi il nostro post), anche i giornali locali ne hanno parlato, tra i quali il Corriere del Veneto del 14 Marzo, che nell’articolo “Il volo di mille aquiloni. Bissuola come Kabul” sottolinea come:

A insegnare ai bambini mestrini e veneziani l’antica arte di far volare gli aquiloni saranno i ragazzini afghani ospiti delle strutture di accoglienza dell’assessorato delle politiche sociali. Sono i ragazzi arrivati a Venezia, soprattutto al Centro di accoglienza di Forte Rossarol, che qualcuno ha ribattezzato la Lampedusa del Nord-Est, attraverso il porto fuggendo a decine di controlli e di rischi della vita. Compagni di speranza di Zehar Rezai, il ragazzino morto sotto il tir che lo stava portando lontano dal porto, nel dicembre scorso“.

La morte del giovanissimo afghano, Zaher Rezai (vedi articolo su La Nuova),  ha sconvolto Venezia e l’opinione pubblica, portando alla ribalta, anche mediatica, il dramma dei profughi, in maggioranza minori non accompagnati, che scappano da un contesto di conflitto per ritrovarsi nuovamente in bilico tra la vita e la morte, in estrema precarietà. Un dramma che viene raccontato dal Gazzettino del Nord Est del 1 febbraio (vedi articolo) come un’invasione di baby profughi. Nell’articolo vengono riportate le dichiarazioni dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia:

Il problema, non è di Venezia, ma dell’Italia, mentre la Farnesina ha l’obbligo di agire con determinazione presso le autorità greche. Il fatto che dall’inizio dell’anno stiano tracimando gli approdi di traghetti che da Patrasso o Igoumenitza portano bambini quasi sempre afghani, significa una sola cosa: che nei porti di partenza non vengono effettuati i controlli. Non voglio proclamare per forza la connivenza della polizia ellenica. Ma, si sa, a volte basta girarsi dall’altra parte, non voler vedere [dall’altra parte però continua l’Assessore] deve essere chiaro che chi è minorenne ha gli stessi diritti sia su una sponda che sull’altra perché la Grecia, vale la pena di ricordarlo, è membro della Ue. E quindi al pari dell’Italia ha l’obbligo di assistere i minori e di tutelare chi chiede asilo.

Secondo il Presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, come si legge ne La Nuova del 20 Dicembre scorso (vedi articolo), lo scanner a raggi x di cui si è dotata la capitaneria di porto, per individuare facilmente carichi illeciti, droga, ordigni esplosivi, poteva essere stata la salvezza per il bambino afghano, perché il marchingegno avrebbe potuto rilevare anche la sua presenza. A questo punto però tanti nodi vengono al pettine: cosa succede in Grecia ai profughi che scappano? Cosa succede al porto di Venezia? I diritti nella sponda italiana e in quella greca vengono rispettati? Cosa succede ai richiedenti asilo o protezione umanitaria? E nel frattempo in quali condizioni vengono trattenuti? Queste domande che interrogano prima di tutto i paesi di frontiera come Italia e Grecia, e soprattutto i luoghi di confine come Venezia e Patrasso (sulle condizioni del porto di Patrasso vedi  articolo de La Nuova, e  su meltingpot.org il  primo e il secondo report di Tuttiidirittiumanipertutti) non sono inappropriate, semmai sconvenienti per chi ne deve rispondere.

Come ha denunciato il coordinamento Tuttiidirittiumanipertutti (vedi articolo su meltingpot.org), la morte del piccolo Zehar Rezai, non è stata una tragica fatalità, dietro questa morte grava la responsabilità delle prassi condotte all’interno del porto di Venezia. A soli 8 km dalla salvezza (vedi articolo su meltingpot.org), Zehar non ce l’ha fatta, ed è morto, come tanti altri suoi compagni di “viaggio”, che evidentemente testimoniano come la strada verso i diritti, la protezione umanitaria e la sicurezza, non sia così dritta e facile, come eppure è prevista e garantita dalla Convenzione Europea per i diritti umani, dalla Convenzione di Ginevra del 1951, dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo e dallo stesso articolo 10 della Costituzione italiana. Durante  l’Assemblea Cittadina del 29 novembre scorso (vedi articolo su meltingpot.org) gli operatori umanitari hanno denunciato la difficoltà, o meglio l’impossibilità di seguire tutti minori che giungono a Venezia, e vista questa impotenza  lo stesso  Servizio Pronto Intervento Sociale per non residenti si è visto costretto a lasciare il porto. Tuttavia, anche il Consiglio Italiano Rifugiati, ancora attivo al porto di Venezia, ha dichiarato che rispetto agli 850 immigrati senza documenti indicati dall’autorità portuale, soltanto 110 hanno potuto accedere al servizio. Che fine hanno fatto le altre 740 persone? Molti sono immediatamente respinti in Grecia, un paese che sia l’Acnur (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che Amnesty International hanno denunciato per le gravi violazioni dei diritti umani, e hanno esplicitamente chiesto ai paesi dell’UE di non attenersi alla norma del Regolamento di Dublino, che obbliga di respingere il richiedente asilo nel primo paese di ingresso per fare istanza di asilo.

Si potrebbero prendere a prestito le parole del regista afgano e rifugiato, Hamed Mohamad Karim (che scrive un articolo su meltingpot.org):

La situazione oggi in Afghanistan è un ragazzo di 13 anni morto sotto un camion a Venezia per eludere il controllo di chi avrebbe dovuto offrigli asilo.

Grazie a sarmax per la foto.

Trattato Italia-Libia: appello ai senatori italiani contro le deportazioni e le violenze a danno dei migranti africani in Libia

Posted in diritto d'asilo, notizie by larafontani on 7 febbraio 2009

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Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.

Con questo appello si vuole rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film Come un uomo sulla terra e dall’ osservatorio Fortresse Europe ed oggi firmata già da oltre 3500 persone.

Nel Trattato Italia-Libia non è previsto per il governo di Gheddafi alcun obbligo concreto e verificabile di accoglienza, di tutela del diritto d’asilo, di rispetto della dignità umana: la Libia semplicemente li deve “fermare”, non importa come. Questa direzione non fa altro che confermare la riduzione dei migranti a “strumento politico” di cui poter liberamente predisporre. Gheddafi potrà  continuare ad utilizzare i flussi di migranti come strumento di pressione per accrescere il suo potere contrattuale con l’Italia e l’Europa. I migranti, tra i quali vi sono anche molte donne e minori, continueranno a rischiare la vita, tanto nelle carceri, nei container e nei centri della polizia libica, quanto nel deserto e nel mare, che saranno spinti ancor più ad attraversare proprio a causa delle violenze da parte della polizia libica stessa.

In Libia si compiono continue violazioni dei diritti umani fondamentali: arresti indiscriminati, violenze, deportazioni di massa, torture, connivenze tra polizia e trafficanti. Ai migranti, molti dei quali in fuga da paesi in guerra o dittatoriali come Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, non è garantito alcun diritto, a partire proprio da quelli di asilo e di protezione umanitaria, perché la Libia semplicemente non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Per questo alla Libia non può essere affidato con tanta noncuranza e superficialità il compito di “fermare i migranti”. Viene chiesto pertanto che nella discussione al Senato sul Trattato si tenga presente quanto richiesto nella petizione, dove le centinaia di firmatari chiedono che Parlamento Italiano ed Europeo, insieme al Governo Italiano, alla CE e a all’ UNHCR promuovano:

  1. Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia anche in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano.
  2. L’avvio rapido, vista l’emergenza della situazione, di una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.

Per informazioni e per firmare la petizione visitate: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

(Grazie a raffaelebrustia per la foto)