Migranti a Venezia

Piccoli razzisti crescono, ovvero il razzismo de noaltri

Posted in rassegna media by larafontani on 8 aprile 2009

"Ladybug Ladybug" di Thomas Hawk su Flickr (cc)

Il 25 marzo all’1:10 del “mattino” è cominciata su RaiTre la nuova serie di approfondimenti di Un mondo a colori, con una puntata dedicata al razzismo in Italia, analizzato a partire da fatti recenti di violenza ai danni di persone immigrate. L’evento più grave, dal quale la giornalista e conduttrice Valeria Coiante fa cominciare la discussione, è l’aggressione a Emanuel Bonsu da parte dei vigili urbani, avvenuta a Parma il 29 settembre dell’anno scorso (vedi questo articolo di Repubblica, oppure guarda quest’altra puntata di Un mondo a colori).

L’approfondimento in questione è intitolato proprio “Italiani razzisti?” e le domande a cui Valeria Coiante cerca di  rispondere assieme agli ospiti in studio — Carlo Bovini di Repubblica, Pietro Vulpiani dell’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazione razziale del Dipartimento per le Pari Opportunità), Abdou Ba del Ciac di Parma (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale) — sono: l’Italia è diventata un paese razzista? Esiste un razzismo all’italiana?

Gli invitati sono concordi nell’affermare che l’Italia, in quanto paese, non sia razzista,  dal momento che il razzismo viene teorizzato sistematicamente nel dibattito pubblico. Il giornalista di Repubblica, Carlo Bovini, definisce il razzismo italiano un razzismo di prossimità, un “odio tra gli ultimi”; secondo i dati dell’Unar forniti da Pietro Vulpani, nel 2008 in Italia ci sono stati ben 511 casi denunciati di discriminazione razzista, registrati nell’ambito lavorativo, nell’accesso alla casa o nella quotidiana convivenza condominiale, oppure nei luoghi di contiguità, come i trasporti pubblici e le piazze.

Dal canto suo, Abdou Ba sostiene che siano proprio i legislatori, da qualche anno a questa parte, ad aver introdotto delle pratiche di discriminazione “razziale” — o meglio razzista — che tendono ad aggravare le condizioni di vita degli immigrati; pratiche che farebbero presagire una pericolosa deriva.

In effetti, si parla molto del ruolo dei media nell’indirizzare l’opinione pubblica, nel promuovere un’immagine stereotipata della popolazione immigrata — perché, certamente, le parole sono importanti e lasciano delle impronte, soprattutto se usate da chi ha il “potere della parola”, come segnalano i Giornalisti conto il razzismo che hanno lanciato l’appello “Mettere la bando la parola clandestino (e non solo)” (vedi il nostro post sull’argomento). Ma i media sono davvero il quarto potere? Che ruolo hanno i politici nella definizione delle categorie che tutti noi abitualmente usiamo? Pensiamo allora alla classe  politica, o a certa classe politica, che sta nei luoghi di rappresentanza, in Parlamento, al Governo, o nei consigli e nelle giunte amministrative; pensiamo alle politiche che essa mette in atto e alle dichiarazioni rilasciate che — non di meno — producono degli effetti.

Uno fra tutti, Giancarlo Gentili, vicesindaco di Treviso, che da ottobre è indagato dalla Procura di Venezia per istigazione all’odio razziale (guarda il comizio incriminato). Si potrebbe rispondere che questo è un caso isolato o, almeno, uno dei più estremi: sul fatto che sia isolato non ci giurerei; estremo, sicuramente, rispetto al leit motiv «non sono razzista ma…» che caratterizza gran parte dei discorsi dei politici italiani.

Mi ha chiarito molto le idee un esponente di Forza Nuova con cui intrattenni una discussione, a Treviso, in occasione di una raccolta firme del partito contro un campo rom, pubblicizzata attraverso manifesti come questo. Egli sostenne “pacatamente” che l’Italia dovesse intraprendere una politica di preferenza etnica/razziale, riassumibile nell’espressione “prima gli italiani e poi tutti gli altri”,  nell’accesso ai servizi, nonché ai diritti. Del resto, basta guardarsi un po’ intorno per constatare come le decisioni politiche, oggi, vadano proprio in questa direzione — alcuni esempi: aggravante di clandestinità; permesso di soggiorno a punti e tassato; schedatura degli homeless; censimento con impronte digitali nei “campi nomadi” di Lombardia, Lazio e Campania; abolizione del divieto di segnalazione per il personale medico.

The picture above is by Thomas Hawk (Creative Commons license on Flickr). Thank you!
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Giornalisti contro il razzismo

Posted in eventi e incontri by francescavecchiato on 27 marzo 2009

"Addio all'ultimo giornalista" by -Alina- on Flickr

Attraverso il linguaggio  che usiamo passa anche la concezione del mondo che abbiamo; quindi, le parole sono importanti veicoli di significato e metafore del mondo. Questo è un aspetto molto importante da tenere in considerazione per chi fa informazione; proprio per questo alcuni giornalisti hanno lanciato un’interessante iniziativa di discussione e responsabilizzazione sull’uso di determinate parole.

L’ambizioso obiettivo che si prefiggono è quello (come recita il testo del loro appello) di Mettere al bando la parola clandestino (e non solo) come primo passo per contrastare la deriva di “informazione distorta e xenofoba” a cui assistiamo quotidianamente e creare così un linguaggio corretto e rispettoso di tutti. Questo appello segue e prende spunto dal successo di un appello precedentemente lanciato sul Rispetto da parte dei media del popolo rom.

Riportiamo direttamente dal testo dell’appello:

Siamo consapevoli che le distorsioni dell’informazione e il “ruolo attivo” spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell’uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L’enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere “l’altro”; la “etnicizzazione” dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l’uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un’informazione distorta e xenofoba. Sono tutti temi che vorremmo affrontare.

I cittadini che volessero contribuire possono farlo segnalando episodi di cattiva informazione sui migranti, simili a quelli stigmatizzati nell’appello che ha dato il via alla campagna “affinché le redazioni degli organi di informazione non siano soggette solamente alla pressione che arriva dall’alto dei poteri politici, ma anche alla pressione democratica che la società civile è in grado di esercitare dal basso”. Basta compilare il modulo di segnalazione.

L’adesione ad entrambi è aperta a tutti, in particolare a coloro che fanno informazione (su web, radio, televisione o stampa) e che decidono così di impegnarsi non solo formalmente ma anche concretamente a non usare più questi termini ed a partecipare ad una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie.

Qui potete trovare l’interessante glossario-vademecum che elenca le parole da mettere “al bando”, illustrandone le ragioni, e propone delle alternative lessicali ritenute più appropriate (ad esempio, “senza documenti” — analogo al francese sans papiers — in luogo di “clandestino”).

Questi i promotori:

Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (quotidiano); Carlo Gubitosa, giornalista Taranto (web); Beatrice Montini, giornalista Firenze (quotidiano); Zenone Sovilla, giornalista Trento (quotidiano)

Hanno aderito recentemente tra gli altri, l’Ordine dell’Emilia Romagna e la trasmissione di RadioDue Caterpillar. Anche il nostro blog ha aderito all’appello.

Grazie ad -Alina- per la foto!

Decreto anti-stupri: via alle ronde e prolungata la permanenza nei Cie

Posted in notizie, rassegna media by francescavecchiato on 2 marzo 2009

foto di scre(A)nzatopo da Flickr (cc)

Venerdi 20 febbraio 2009 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto anti-stupri.  Al suo interno, tra le principali norme, troviamo riproposta e ridimensionata la questione delle ronde (vedi l’articolo de L’Unità), già all’interno del pacchetto sicurezza (vedi nostro post), e tra le novità la norma che modifica il tempo di permanenza degli immigrati nei Cie, entrambi punti che il Ministro Maroni considera strategici nella lotta all’immigrazione clandestina.

La formula passata al Senato lo scorso 5 febbraio è però stata cambiata e resa ora più “soft”. Lì era scritto: «Gli enti locali, previo parere del Comitato provinciale ordine e sicurezza, sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini». Si è cercato di arginare le polemiche suscitate dal testo precedente rendendo determinante il ruolo del prefetto sul controllo delle associazioni e sull’incarico definitivo dei gruppi di volontari oltre alla precisazione che le ronde non devono essere armate. Tra di loro, più che semplici cittadini dovranno partecipare prevalentemente “ex agenti di polizia, dei carabinieri e delle forze armate“. Gli elenchi dei volontari verranno tenuti dalle Prefetture e il modello riprende quello dei volontari per i vigili del fuoco o quello dei “City Angels”, volontari che a Milano operano da 15 anni”, ha detto il Ministro. L’obiettivo, ha voluto precisare a tal proposito Maroni, è quello di passare “dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati” (vedi articolo del Corriere). A Padova già da qualche mese, Mohamed Ahmed, ristoratore, conduttore televisivo e candidato sindaco per la destra ha lanciato la proposta delle ronde multietniche a sfatare le accuse di razzismo…A Roma le donne del quartiere Appio, dove è stata stuprata la ragazza lo scorso 14 febbraio (vedi articolo di Repubblica), si sono organizzate in ronde rosa (vedi video su Repubblica.it).

Dall’altra parte, nei giorni caldi in cui scoppiano le rivolte nel Cpt a Lampedusa (vedi articolo del Corriere), passa nel decreto anche la norma che aumenta il periodo in cui gli immigrati possono essere trattenuti nei centri di identificazione: non più due, ma sei mesi.

In questo modo, ha detto Maroni, “potremo garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei Centri per immigrati, in particolare quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa”. Il titolare del Viminale ha precisato che la norma anticipa il contenuto di una direttiva europea in materia di rimpatri che prevede il trattenimento nei Cie quando manca la collaborazione del cittadino straniero a fornire elementi certi di identificazione, o quando il Paese di origine ritarda la trasmissione dei documenti. “Molto spesso l’identificazione avviene rapidamente, ma le procedure per il rilascio del nullaosta sono così lunghe che i due mesi non sono sufficienti“, ha aggiunto il Ministro (vedi articolo di Repubblica). Inoltre, sono stati individuati 8 siti in Italia per la creazione dei nuovi Cie. Si tratta soprattutto di terreni vicino agli aereoporti (dove solo in alcuni casi vi sono già presenti delle strutture, hangar o ex caserme in disuso, che vanno completamente ristrutturate) in quelle regioni dove i Cie non vi sono ancora. In Veneto le aree idonee sono state individuate nei pressi di Verona e di Tessera (VE), entrambe zone nevralgiche per i collegamenti aerei, stradali e per quest’ultima anche portuali. Verona è risultata però la soluzione maggiormente percorribile per la presenza di strutture militari dismesse adatte a questo scopo. Il 24 febbraio il Ministro Maroni ha incontrato il sindaco di Verona Flavio Tosi per discutere, con mappatura del territorio alla mano, del luogo più adatto per la costruzione.

(Grazie a scre(A)nzatopo per la foto!)

Ddl 733

Posted in notizie by Daniela on 20 febbraio 2009

Il 5 febbraio scorso è stato approvato al Senato il Pacchetto Sicurezza che, tra le altre, prevede una serie di norme restrittive con l’obbiettivo di contenere l’irregolarità e l’illegalità degli stranieri presenti sul territorio italiano.

I punti che più hanno fatto discutere negli ultimi giorni sono senza ombra di dubbio due:

  • la soppressione dell’obbligo da parte dei medici di non denunciare i pazienti clandestini, con il conseguente rischio che, per paura della denuncia, molti di questi ultimi non ricorrano a visite e cure per qualsiasi tipo di malattia possano avere;
  • il versamento di un “contributo” per tutte le pratiche relative al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno che varierà tra gli 80 e i 200 euro, che si aggiunge a quello che  gli immigrati devono già versare: 14,62 euro per la marca da bollo, 30 per la raccomandata e 27,50 per la tassa.

Il decreto prevede altre novità non trascurabili:

  • la nascita del registro dei senza fissa dimora: il Ministero dell’Interno istituirà un registro nel quale verranno schedati i clochard;
  • il permesso di soggiorno a punti: proposto dalla Lega Nord, verrà istituito un “accordo di integrazione” a punti volto a disincentivare determinati tipi di comportamento;
  • le ronde padane:  questa proposta della Lega, ancora in discussione, prevede l’ istituzione di associazioni volontarie di privati cittadini che andranno a supportare le Forze dell’Ordine, con il compito di segnalare fatti che si ritiene minaccino la pubblica sicurezza.

Per una lettura completa del disegno di legge rimandiamo al sito del Senato.

Per una selezione degli articoli in materia di immigrazione contenuti nel disegno di legge  rimandiamo al sito di Meltingpot.

Per ulteriori approffondimenti rimandiamo a Metropoli di Repubblica.

(Grazie a hidden side per la foto!)