Migranti a Venezia

Controcorrente

Posted in rassegna media by larafontani on 6 marzo 2009

"A pelo d'acqua" di Frida_Clio su Flickr (cc)

In queste ultime settimane, nei media italiani si è fatto un gran parlare di sicurezza o, il più delle volte, di mancanza di sicurezza a causa della delinquenza immigrata, in particolar modo rumena. Ci pare giusto, allora, riportare alcuni esempi di informazione “controcorrente”, che si sforza di trattare il tema nella sua complessità ed eterogeneità, senza cadere in facili luoghi comuni o sostenere tesi acriticamente assunte.

Rispetto alla presunta (alta) incidenza della popolazione rumena sulla criminalità complessiva del paese, vi invitiamo a guardare la puntata di Otto e mezzo (condotto da Lilli Gruber su La7) dello scorso 24 febbraio, nella quale è intervenuto il prof. Marzio Barbagli, che si occupa da tempo di criminalità immigrata. Questi ha fatto osservare che, se oggi il problema e l’emergenza sono rappresentati dai rumeni, ieri lo erano dagli albanesi e ancora prima dai marocchini; in altre parole, non esiste qualcosa come una maggiore (e connaturata) “tendenza alla devianza” presso una nazionalità di immigrati piuttosto che un’altra. I numeri parlano chiaro, se correttamente contestualizzati ed interpretati: la comunità rumena è attualmente la più numerosa in Italia, seguita da quella albanese e quella marocchina. Inoltre, i dati (seppur significativi) sulla partecipazione di cittadini rumeni in reati come furti, violenze sessuali, rapine e omicidi sono in relazione alla popolazione straniera che delinque, non alla sua totalità.
In studio Laura Vasii, responsabile del patronato INPAL, ha tenuto a sottolineare come i media montino spesso dei casi cavalcando la paura delle persone, quando non la alimentano insieme a talune dichiarazioni di politici — come  quella recente del senatore Piergiorgio Stiffoni (Lega Nord), che ha visto una immediata e severa risposta da parte del Pir (Partito dei romeni in Italia). Criminalizzare un’intera comunità porta con sé gravissime conseguenze, che ricadono prima di tutto sui cittadini “onesti e integrati”, i quali possono arrivare a perdere il lavoro, o avere difficoltà nel trovarlo, fino ad essere vittime di veri e propri atti di violenza razzista.

Di razzismo — e di leggi razziali — si è parlato nella puntata de L’Infedele (condotto da Gad Lerner, sempre su La7) di martedì 17 febbraio, dal titolo molto evocativo “Il passaporto dello stupratore”. Le giornaliste rumene Claudia Stanila e Laura Goldan, presenti in studio, hanno osservato che il clima che si è venuto a creare nel nostro paese è altamente discriminatorio e persecutorio nei confronti della comunità tutta dei rumeni in Italia. Osservazione condivisa dal vicedirettore di Famiglia Cristiana Alberto Bobbio, secondo il quale l’Italia starebbe progressivamente scivolando nel baratro della xenofobia e del razzismo, con provvedimenti che richiamano sinistramente le leggi razziali del 1938.

L’argomento è ripreso da Gad Lerner nel suo articolo pubblicato da Repubblica lunedì 23 febbraio, “A piccoli passi verso l’inciviltà”, dove si legge:

Il decreto governativo (…) propone agli italiani di militarizzarsi nell’ambito di un “Piano straordinario di controllo del territorio” fondato sul concetto di “sicurezza partecipata”. I benpensanti minimizzeranno, come già hanno fatto con le “classi ponte” per i bambini stranieri, i cancelli ai campi rom, l’incoraggiamento a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari. Cosa volete che sia? Norme analoghe sono in vigore altrove, si obietta. Mica vorremo passare per amici degli stupratori? Così, un passo dopo l’altro, in marcia dietro allo stendardo popolare della castrazione chimica, cresce l’assuefazione all’inciviltà.

Grazie a Frida_Clio per la foto!
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Una Risposta

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  1. I mostri « Migranti a Venezia said, on 17 marzo 2009 at 19:25

    […] ad trasmissioni di approfondimento del palinsesto televisivo nazionale (come già abbiamo segnalato nel nostro blog); in questo occasioni, essi hanno sempre evidenziato come i media mainstream molto spesso facciano […]


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